Il partito Riscossa Italia si propone come obiettivo fondativo il ripristino della legalità costituzionale nel Paese

PROGRAMMA GENERALE

La fase storica nella quale sta vivendo il nostro Paese è caratterizzata da una crisi economica, sociale, culturale e politica senza precedenti nel dopoguerra: sono in pericolo l’esistenza stessa della democrazia nel nostro Paese e i principi di giustizia sociale sui quali si regge la convivenza civile.

È necessario un atto di responsabilità da parte di ognuno nei confronti dello Stato e della collettività, quella responsabilità che le classi dirigenti attuali hanno dimostrato ampiamente di non avere. In totale spregio dei principi fondanti della nostra Costituzione, stanno conducendo l’Italia su una strada di rapido declino che ne sta sconvolgendo profondamente la trama sociale e le istituzioni democratiche.

Questa situazione può condurre soltanto a una catastrofe, per il nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana consegna la piena sovranità al popolo e definisce gli elementi economici e politici conciliabili con l’interesse dei cittadini. La costruzione dei trattati europei è avvenuta con procedimenti antidemocratici e in sistematica violazione dei principi costituzionali; essi sono espressione del più becero e antidemocratico neoliberismo, imbellettato da pseudo-diritti utili soltanto per distrarre i cittadini dal massacro sociale che si sta consumando a causa dei loro diktat.

Le condizioni capestro dei “trattati” e dei sinistri “fiscal compact” sono la negazione delle secolari aspirazioni italiane all’indipendenza nazionale, alla libertà dalla tirannia e all’emancipazione degli sfruttati.

Tali trattati sono incompatibili con la Costituzione e quindi con l’interesse dei cittadini.

È vergognoso assistere al sistematico tradimento della Costituzione della Repubblica in nome della sudditanza ai diktat delle oligarchie europee, espressione di centri di potere economico-finanziari stranieri, il cui scopo è la soppressione della democrazia e dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.

La Costituzione, scritta sulle macerie della guerra, era un messaggio di speranza in un mondo migliore, più giusto, più umano, più dignitoso. Invocava la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori al governo del Paese attraverso partiti e sindacati, oggi negata da leggi elettorali totalitarie. L’alto significato della lotta sanguinosa contro l’occupante nazista fu l’affermazione del valore perenne della dignità umana.

Purtroppo, nonostante il sangue versato per la libertà, quella storia vergognosa si sta ripetendo: da anni siamo governati da governi fantoccio, espressione delle oligarchie europee, promossi dagli eredi dei partiti socialisti e comunisti, che sono divenuti i moderni Quisling (gli utili idioti) della dittatura neoliberista, allo stesso modo in cui Pinochet lo fu del Cile.

Questi governi sono stati resi possibili soltanto attraverso la menzogna e la paura diffuse da un’informazione asservita al regime, divenuta propaganda e disinformazione sistematica.

Nostro obiettivo è quello di ripristinare e attuare la Costituzione democratica e antifascista nella forma e nella sostanza.

È, pertanto, dovere civile di ogni cittadino opporsi a un regime, quello delle oligarchie europee, che ha usato la guerra economica al fine di distruggere la giustizia sociale e la democrazia.

L’Unione europea e la moneta unica come costruzione oligarchica e antidemocratica

La cosiddetta “Unione europea”, nonostante il nome, non si basa su principi di cooperazione e solidarietà tra i suoi membri, ma su una competizione economica forsennata, sulla compressione dei salari e sulla distruzione della domanda interna, tramite una concorrenza spietata tra gli Stati, in un processo di corsa al ribasso del benessere, dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. Il risultato sono le misure di austerità imposte da poteri illegittimi, che hanno provocato e aggravato la crisi nella quale ci troviamo.

La costrizione in un sistema di cambi fissi, la cosiddetta moneta unica, gestito da una Banca centrale che ha sfacciatamente usurpato i poteri delle istituzioni democratiche nazionali, e gli scellerati patti di “stabilità” che ne fanno da corollario, impediscono al nostro Paese l’attuazione di qualsivoglia politica fiscale e valutaria, ovvero qualsiasi politica che possa agire da stimolo all’economia (politiche anticicliche). Tutto nella violazione più palese dei principi costituzionali.

Questa assenza di controllo della Banca centrale, da parte dei governi, ha lo scopo di impedire il finanziamento monetario dei Paesi che a essa sottostanno, ovvero, nel divieto alla Banca centrale di agire, come si usa dire, da “prestatore di ultima istanza” per il governo. Questo ruolo della Banca centrale, ora precluso, permetteva di calmierare il tasso di interesse sui titoli di Stato, consentendo ai governi di tenere sotto controllo il costo del finanziamento del debito. Il fine ultimo di tutto ciò è quello di costringere a rivolgersi ai mercati finanziari per le proprie esigenze di finanziamento, con la conseguente maggiore spesa per interessi e una minore disponibilità per altre spese come sanità, istruzione, assistenza, previdenza. La meta di questo percorso scellerato è quella di abolire lo “Stato sociale” che ha caratterizzato le nazioni europee nel dopoguerra e privatizzare i settori menzionati.

Per il fatto di aver reso governi democraticamente eletti ostaggi dei mercati, questa misura costituisce una evidente e gravissima violazione del principio di sovranità popolare sancito nell’art. 1 della Costituzione.

Ripristino dei dettami della Costituzione e ricusazione dei trattati europei – Uscita dalla moneta unica

Date queste premesse, è ovvio che i cosiddetti trattati europei, ormai unanimemente riconosciuti come contrari alla nostra Costituzione, dovranno essere ricusati, recuperando quindi tutte le “cessioni” di sovranità incautamente effettuate, non ultima la “moneta unica”, l’euro.

Fondamentale è il recupero della nostra Costituzione, quella scritta dai Padri Costituenti sulle macerie del più sanguinoso conflitto che la storia ricordi. Andranno dunque abolite quelle modifiche in contrasto con i suoi dettati che Presidenti e una Corte Costituzionale ignavi hanno consentito ai vari governi e parlamenti, in totale spregio della democrazia. Ciò a partire dall’obbligo al pareggio di bilancio (art. 81).

Andranno altresì abolite tutte le leggi in contrasto con l’art. 1 che hanno precarizzato, svilito e spersonalizzato il lavoro e i lavoratori, quelle che hanno liberalizzato e privatizzato i servizi pubblici a partire dall’istituzione Scuola, quelle in materia fiscale di redditi e ricchezza in contrasto con la progressività, quelle in materia di tutela ambientale e paesaggistica, quelle che hanno abbassato le forme di controllo in tutti i campi, svilito e depotenziato l’efficacia della Pubblica Amministrazione e dei lavoratori pubblici.

La crisi attuale è figlia delle scelte scellerate che hanno asservito il nostro Paese alle oligarchie finanziarie che hanno costruito e governano la cosiddetta Unione europea. È una crisi di democrazia e una crisi economica voluta e premeditata, non un errore commesso in buona fede. Attraverso l’architettura economica che regge la sedicente Unione europea (Banca centrale e unione monetaria) si è voluto distruggere la domanda interna tramite la scarsità di mezzi monetari a disposizione dello Stato e dei cittadini, che ha causato una spinta deflattiva e un aumento della disoccupazione, nonché l’incapacità della Pubblica Amministrazione di far fronte alle esigenze di investimenti e di spesa corrente, e alla rapida deindustrializzazione del Paese.

Per invertire questa tendenza e riportare il ruolo dello Stato a quello indicato dalla Carta Costituzionale è necessario un ruolo proattivo dello stesso, ovvero la possibilità di finanziare la ripresa con l’iniezione di moneta nel sistema economico tramite la spesa pubblica, anche a deficit.

È pertanto indispensabile uscire dalla unione monetaria, abbandonare la moneta unica al fine di ristabilire la sovranità economica se si vuole che il nostro Paese possa sopravvivere.

Bisognerà, altresì, ripristinare il controllo del potere esecutivo sulla Banca centrale, unico modo per consentire l’effettivo possesso degli strumenti per effettuare una politica economica efficace, che implica, ovviamente, il pieno controllo della politica fiscale, che deve agire nell’interesse del Paese e non a favore delle oligarchie europee che hanno concepito i parametri del trattato di Maastricht e hanno costretto l’Italia a introdurre il vincolo del pareggio di bilancio nella Costituzione (art. 81).

Affinché l’Italia possa salvarsi dalla spirale di declino nella quale è caduta, è essenziale promuovere le politiche sociali e ambientali, quelle volte alla piena occupazione, alla cura dei beni dello Stato, nonché tutte quelle politiche economiche che si ritengono strategiche per il futuro del Paese.

La gravità della situazione rende necessario avviare un percorso di “resistenza”, che inizi a riunire la sparpagliata galassia di quelle forze che possano contrastare questo processo esiziale. L’emergenza è tale che è necessario costituire un vero e proprio Comitato di Liberazione Nazionale, che si riconosca necessariamente in pochi ma inderogabili principi:

                1. Ripristino della preminenza della Costituzione come fonte di diritto e, di conseguenza,

 

                1. Sovranità politica, che implica il recesso dai trattati che regolano l’Unione europea, possibilmente in maniera concordata con gli altri Stati membri o unilateralmente. Tale processo dovrà essere accompagnato da un disegno complessivo che regoli bilateralmente i rapporti con gli altri Paesi europei, basati economicamente sull’equilibrio commerciale.

 

                1. Sovranità monetaria, che implica l’adozione di una valuta nazionale.

 

 

Punti programmatici

L’economia

 

Come è stato detto, il controllo dell’esecutivo sulla Banca centrale è uno dei mezzi indispensabili per effettuare le politiche economiche necessarie per far fronte alle criticità.

In questo senso, sarà di fondamentale importanza modificare la riforma bancaria del 1994 ristabilendo la separazione tra banca commerciale e banca d’affari. Inoltre, andrà reintrodotto il “vincolo di portafoglio”, cioè l’obbligo, per le banche, di acquistare titoli di Stato fino a una certa quota del proprio patrimonio (attivo).

Uno dei gravi problemi di questo periodo di crisi è lo stato di sofferenza del sistema creditizio. In caso di uscita dalla moneta unica, è probabile che il governo debba sostenere diverse banche in difficoltà ed effettuare il “bail out” delle stesse. Pertanto sarà necessaria una nazionalizzazione dei suddetti istituti; sarebbe quindi opportuno pianificare la ricostituzione delle banche di interesse nazionale, di proprietà pubblica, che dovranno occuparsi di finanziare la ripresa.

Mediante questo veicolo, e mediante appositi provvedimenti per favorire le banche di credito cooperativo e le banche popolari locali, andrà favorito (anche con garanzie statali) il credito alle imprese, in particolare alle PMI e alle cooperative.

Sarà importante individuare quelle attività che sono monopolio naturale, e che sono state privatizzate nei decenni passati, perché siano rese nuovamente di proprietà pubblica. Allo stesso modo si agirà nei confronti delle attività in sofferenza nei settori che siano individuati come strategici, così come quelle che abbiano agito in contrasto con l’art. 41 della Costituzione privatizzando utili e socializzando perdite.

È necessario un intervento del settore pubblico, anche tramite la creazione di un nuovo Istituto di Ricostruzione Industriale, per ripristinare quelle filiere produttive che sono state gravemente compromesse dalla crisi e per sostenere e riorganizzare l’economia di distretto, caratteristica precipua del nostro Paese.

L’intervento dello Stato a favore della Pubblica Amministrazione, penalizzata negli ultimi anni dal continuo taglio dei costi, con conseguente grave calo dell’efficienza (diminuzione e mancata sostituzione degli organici, precarizzazione, calo della formazione, calo delle dotazioni dei beni di consumo e in conto capitale) andrà nel segno di un adeguamento del personale e della riqualificazione dello stesso, normalizzando, inoltre, i percorsi di carriera e le procedure di reclutamento con effetti benefici sull’occupazione e sul potere d’acquisto, nonché un piano di rinnovo degli investimenti e di acquisto di beni e servizi.

La contrattazione collettiva nazionale rappresenta il perno sul quale costruire la politica dei redditi che dovrà sostenere la domanda interna. Diventa perciò necessario ripensare la perequazione degli stessi anche reintroducendo meccanismi di scala mobile. La contrattazione decentrata non può derogare dalle leggi e dai CCNL se non in melius.

Il sistema pensionistico deve consentire il sostentamento dei cittadini al termine della vita lavorativa: devono perciò essere reintrodotti limiti di età e di anzianità congrui, elevati gli assegni previdenziali e assistenziali e introdotto un tetto all’assegno mensile di pensione. La fiscalità generale concorre a sostenere il sistema.

Il fisco deve prevedere una curva delle aliquote sul reddito da lavoro via via più progressiva all’aumentare del reddito. Le aliquote IVA sui generi di prima necessità vanno armonizzate al ribasso fino a eliminarle, mentre per gli altri beni si prevede un livello intorno al 15%; va reintrodotta una tassa di successione con esclusione della prima casa di proprietà e con ampia franchigia.

Il rispetto della Costituzione migliora tutto il Paese: il rispetto della legalità è presupposto fondamentale per un sano rapporto con la popolazione, anche da parte di coloro che sono da supporto alle fasce deboli. Dovranno perciò riprendere gli investimenti nel settore della giustizia e dell’ordine pubblico, atti a migliorare le strutture, i mezzi e i salari.

IN SINTESI

                • Separazione tra banche commerciali e banche d’affari.

 

                • Reintroduzione del vincolo di portafoglio da parte della Banca d’Italia.

 

                • Creazione di una Banca Pubblica Commerciale e di più Banche Pubbliche di Settore per sostenere i diversi comparti economici.

 

                • Interventi a favore delle banche di credito cooperativo e delle banche locali e revoca della concentrazione delle stesse.

 

                • Nazionalizzazione dei settori in monopolio (autostrade, ferrovie ecc.) e dei settori strategici (reti dati, servizi primari come acqua, energia ecc.).

 

                • Creazione di un nuovo Istituto di Ricostruzione Industriale.

 

                • Piano generale di assunzioni nel pubblico impiego (stimate in 800.000 unità in 3 anni).

 

                • Piano di rinnovo degli investimenti nel settore pubblico.

 

                • Politica (attiva) dei redditi con ripristino del CCNL (contratto collettivo nazionale del lavoro) e introduzione di meccanismi automatici di adeguamento dei salari ai prezzi.

 

                • Revisione totale del sistema previdenziale, con abbassamento dei limiti di anzianità; innalzamento degli assegni previdenziali e per l’assistenza.

 

                • Abbassamento deciso della tassazione indiretta (IVA in particolare).

 

                • Introduzione della tassa di successione con esclusione della prima casa di proprietà.

Il sistema politico

 

Negli ultimi vent’anni, il sistema politico del nostro Paese è stato oggetto di notevole discredito, prima in virtù dei casi giudiziari di cui è stato (e continua a essere) protagonista e, in secondo luogo, a causa della propria passività e sudditanza alle politiche del “vincolo esterno”, che hanno comportato il completo asservimento agli organi di governo economico della UE e a quelli internazionali.

Il primato della politica ha abdicato in favore di quello dell’economia (quella ideologicamente orientata dal neoliberismo), e l’azione di governo è stata guidata dal continuo stato di eccezione (le logiche dell’emergenza) che è in atto sin dalla crisi del 2008.

È necessario, pertanto, non solo ridare alla politica il primato che le spetta come espressione democratica della volontà dei cittadini, ma anche ripristinare la stessa democrazia, così come è intesa nella Carta Costituzionale, che è, ormai, la grande assente nelle forme di governo del nostro Paese. È quindi indispensabile ristabilire il primato della Costituzione (quella originale del 1948 epurata dalle superfetazioni degli anni successivi che avevano lo scopo di limitarne l’applicazione), come imprescindibile principio guida dell’azione politica.

A tal fine è importante ripristinare un sistema elettorale più adatto all’espressione della rappresentanza democratica, come quello proporzionale con indicazione delle preferenze quale metodo elettivo più adatto per esprimere la rappresentanza democratica con la possibile previsione di soglie minime di rappresentanza.

È opportuno altresì ristabilire il finanziamento pubblico dei partiti come metodo di controllo democratico, limitando le donazioni private a cifre di modesto importo.

Andranno altresì limitate per legge le spese elettorali che, negli ultimi decenni, hanno subito una crescita esponenziale: impedire il ricorso alla pubblicità a mezzo televisivo o stampa e le affissioni (se non negli appositi spazi elettorali). Andranno permessi e incentivati mezzi non onerosi come la propaganda volontaria (porta a porta), l’email e la distribuzione di volantini.

Il rispetto delle leggi, da parte dei rappresentanti e dei partiti politici, è un prerequisito, non un fine. Le leggi già esistono, vanno fatte rispettare.

IN SINTESI

                • Sistema elettorale proporzionale puro con indicazione delle preferenze e soglia di sbarramento all’1%. Riduzione degli adempimenti necessari alla presentazione delle liste elettorali ed eliminazione dell’obbligo di raccolta firme di lista per concorrere alle elezioni.

 

                • Reintroduzione di un meccanismo trasparente di finanziamento pubblico ai partiti, con forte limitazione delle donazioni private (sottoposte a rigidi controlli).

 

                • Revisione complessiva dei regolamenti interni di Camera e Senato, prendendo a modello quelli post Assemblea Costituente, in modo che la funzione del parlamentare non sia oltremodo limitata da fattori esogeni (tempo, necessità governative, pressione mediatica).

 

                • Abolizione del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione (modifica all’art. 81 introdotta dal Governo Monti nell’aprile 2012).

 

                • Abolizione della riforma costituzionale n. 3/2001 (con riformulazione della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni nel rispetto dell’art. 5 Cost.), nonché di quella n. 1/2012.

 

                • Abolizione delle normative in merito alle unioni e alle fusioni tra i Comuni, ripristino del sistema Stato organizzato in Regioni, Province e Comuni, abolizione delle città metropolitane.

 

                • Tassativa indicazione dei limiti per la decretazione d’urgenza, da fissarsi solo in fatti di natura puramente eccezionale. In nessun caso le questioni economiche possono essere considerate urgenze da risolversi attraverso lo strumento della decretazione.

La collocazione internazionale dell’Italia

 

La riconquista della sovranità nazionale porta la necessità e la possibilità di rivedere la collocazione internazionale non solo rispetto all’Europa. L’Italia deve svolgere un ruolo di connessione, una cerniera fra l’Europa del Nord e il Mediterraneo. È fondamentale che il Mediterraneo diventi un mare di pace: “Mare Nostrum”, condiviso da tutti i popoli rivieraschi. A tal fine il Mediterraneo deve essere sgombro da basi per flotte di Paesi che non vi si affacciano. In secondo luogo deve diventare un luogo di cooperazione e solidarietà finalizzato a estirpare guerre, povertà e indigenza che costringono migliaia e migliaia di persone ad attraversarlo mettendo a repentaglio la loro stessa vita. La pace, la cooperazione, la solidarietà sono gli strumenti fondamentali per rendere possibile a ognuno una vita piena nei propri Paesi. In un quadro più generale l’Italia deve avere rapporti paritari con tutti, BRICS in particolare, e non partecipare ad alcuna alleanza militare precostituita.

Andrà posta un’attenzione particolare al sostegno della cultura italiana nel mondo (l’italiano è la quarta lingua più studiata).

L’esercito va impiegato e dimensionato in base al rispetto dell’art. 11 della Costituzione e al dovere di ogni cittadino di difendere il territorio. In determinate occasioni può e deve essere impiegato in operazioni di supporto a favore della popolazione.

In questo senso, tenuto conto degli aspetti tecnologici, della collocazione mediterranea, degli interventi in campo internazionale, nel rispetto dell’art. 11 e del voto del Parlamento, l’esercito deve basarsi su un modello di autodifesa a partecipazione popolare.

IN SINTESI

                • Politica estera strategicamente impostata su accordi anche di investimenti economici e di cooperazione con i Paesi mediterranei, volta a mantenere la pace e a incrementarne lo sviluppo democratico e sociale.

 

                • Rapporti bilaterali con i Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) di natura politica ed economica.

 

                • Riflessione sul ruolo della NATO, che allo stato delle cose non rispecchia più i principi e le finalità originarie, considerando la partecipazione dell’Italia come superata dagli avvenimenti della storia.

 

                • Ridefinizione dei compiti e dell’organizzazione dell’esercito in funzione all’art. 11 della Costituzione, prevedendo una reintroduzione della leva popolare.

 

                • Abolizione del diritto di veto in seno alle Nazioni Unite, attualmente in capo alle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. Tale modifica è la condizione unica perché la partecipazione dell’Italia all’O.N.U. sia compatibile con l’art. 11 della Costituzione.

 

                • Sostegno alla cultura italiana nel mondo.

Cooperazione

La cooperazione è un punto importante del nostro sistema economico e sociale. La cooperazione è stata un’invenzione e una costruzione tipica, in primo luogo, del movimento operaio finalizzata alla mutualità, alla solidarietà e atta a contrastare le logiche del mercato e del profitto.

Una cooperativa “… è un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata”.

In questi decenni, tuttavia, questo ruolo storico si è via via inchinato alle logiche e alle leggi del mercato, del profitto a ogni costo, portando anche a commistioni con corruzione, criminalità e mafie. Sempre più spesso abbiamo infatti assistito a una ristrutturazione interna che ha favorito una verticalizzazione della gestione e il depotenziamento del ruolo dei soci. Anzi, con nuove formulazioni, anche legislative, il rapporto del socio lavoratore è stato l’escamotage per mascherare un rapporto di lavoro dipendente contribuendo in questo modo al complessivo attacco ai diritti e alle conquiste del mondo del lavoro.

È dunque fondamentale e urgente che la cooperazione ritorni alla spirito originale: quello di alternativa praticabile ai fallimenti conclamati del mercato e del profitto.

IN SINTESI

                • Attuazione degli artt. 41-46 della Costituzione.

Politiche sociali

 

Tra i primi provvedimenti del Governo Monti 2012 ci fu l’azzeramento del Fondo per i non autosufficienti (disabili gravi e persone anziane) e del Fondo Nazionale per le politiche sociali.

Al contrario Riscossa Italia intende l’aiuto al più debole come elemento caratterizzante di una società basata sullo sviluppo umano, quindi culturalmente orientata ai principi inderogabili di solidarietà e inclusione sociale.

Chi è svantaggiato non dovrà mai più patire ostacoli, soprattutto se di natura economica, alla realizzazione di una vita dignitosa per sé e i propri famigliari, oltre alla totale presa in carico dello Stato della cura e assistenza derivante dalla disabilità, malattia e/o condizione di non autosufficienza.

Allo stesso modo il tema previdenziale, che nel paradigma neoliberista rappresenta una spesa dello Stato da limitare, deve ritrovare il suo ruolo di diritto primario garantito dalla Carta Costituzionale; va riscritto a cominciare dalle norme introdotte a metà degli anni ‘90 dal Governo Dini e successive integrazioni.

IN SINTESI

                • Attuazione degli artt. 2-3-32-38 della Costituzione.

 

                • Erogazione delle prestazioni sociali da parte esclusiva dell’INPS.

 

                • Rivisitazione del sistema pensionistico, con calcolo retributivo per tutti.

 

                • Ripristino delle pensioni di vecchiaia a 60 anni e di anzianità con 40 anni di contributi (fatte salve deroghe per certe tipologie di lavoro usurante).

 

                • Sistema automatico di recupero dell’inflazione sulle pensioni.

Politiche del lavoro

La Costituzione pone il lavoro come guida assoluta dell’azione politica della Repubblica, affermandone fin dall’inizio all’art. 1 e art. 4 la centralità.

Come abbiamo visto, sia in maniera diretta con politiche di assunzioni nel pubblico impiego, sia in via indiretta con piani programmati di investimenti pubblici a medio e lungo termine, l’obiettivo è quello di raggiungere la piena occupazione.

Oltre a questa impostazione di fondo, riteniamo necessario che lo Stato si faccia parte attiva con le parti sociali – sindacati e imprenditori – per orientare le politiche di matrice neoliberista fin qui adottate in una visione economica e sociale volta a una armonica politica dei redditi, che dovranno aumentare, favorendo la funzione della domanda aggregata. In questo modo, oltre a rilanciare il ciclo economico, si concretizzerà il ruolo del risparmio diffuso, costituzionalmente garantito all’art. 47.

IN SINTESI

                • Attuazione degli artt. 1-4-47 della Costituzione.

 

                • Cancellazione delle leggi che hanno determinato la precarietà sociale quali la legge Sacconi, la legge Fornero, il Jobs Act, con la reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

 

                • Introduzione di un CCNL suddiviso per categorie di lavoro.

 

                • Diritto del lavoratore a un’adeguata formazione professionale e a una retribuzione minima garantita, che sia in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Applicazione letterale dell’art. 38 della Costituzione.

 

                • Ridefinizione dei rapporti dello Stato con le parti sociali, abbandonando la cosiddetta concertazione e affermando la supremazia del sindacato nelle trattative, ma costituito e normato secondo l’art. 39 della Costituzione.

 

                • Favorire l’accesso dei lavoratori alla proprietà dell’azienda (in forma associata) in modo da poter prendere parte alle decisioni che li riguardano.

 

                • Interventi finanziari mirati a sostegno della piccola e media impresa (PMI), anche in modo diretto, per poter ripristinare il modello dei distretti industriali.

Istruzione, ricerca e innovazione

 

Occorre ripensare al sistema dell’istruzione pubblica, che è stato gravemente penalizzato dalle varie riforme scellerate degli ultimi decenni ispirate allo scopo precipuo di ridurre i costi senza porre attenzione al livello dell’istruzione. In questo contesto andranno ripensati i programmi ministeriali guidati dal pensiero che l’istruzione non dovrebbe essere indirizzata esclusivamente verso la creazione di docili e obbedienti ingranaggi da inserire in una mansione lavorativa ma, in primo luogo, a perseguire lo sviluppo delle doti e delle conoscenze dell’essere umano e del cittadino proattivo e responsabile.

Libertà di insegnamento; presenza di scuole statali per tutti i tipi, ordini e gradi di istruzione; libero accesso all’istruzione scolastica, senza alcuna discriminazione; obbligatorietà e gratuità dell’istruzione dell’obbligo; riconoscimento del diritto allo studio anche a coloro che sono privi di mezzi, purché capaci e meritevoli, mediante borse di studio, assegni e altre provvidenze da attribuirsi per concorso.

Naturalmente è necessario incrementare il supporto economico, allo scopo di riportare a livelli di decenza l’edilizia e le dotazioni didattiche drammaticamente ridotte negli ultimi anni.

È indispensabile che lo Stato sia il primo attore nel finanziamento alla ricerca, in particolar modo con riferimento alla ricerca di base nei settori che saranno ritenuti strategici (a titolo di esempio: chimico-farmaceutica, elettronica, telecomunicazioni, tecnologia dei materiali, energia).

Una ulteriore proposta potrebbe essere quella di creare una società finanziaria pubblica per promuovere la nascita di aziende innovative, tramite finanziamenti agevolati, e creare aziende pubbliche di ricerca nei campi ritenuti strategici.

IN SINTESI

                • Attuazione degli artt. 33-34 della Costituzione.

 

                • Gratuità effettiva della scuola, per lo meno nel periodo dell’obbligo scolastico; libri e materiale scolastico di base gratuito; abolizione delle tasse scolastiche.

 

                • Ripristino al livello della media europea delle retribuzioni degli insegnanti italiani (attualmente del 30% inferiori).

 

                • Ripristino del livello di spesa per l’istruzione e l’intero settore cultura per riportarlo almeno nella media europea, circa 1,5 punti di PIL (20-25 miliardi annui).

 

                • Abolizione de “La Buona Scuola” (Legge 107/15) e dei suoi principi di scuola-azienda (chiamata diretta, autonomia finanziaria dell’Istituto ecc.).

 

                • Abrogazione dell’alternanza scuola-lavoro; la scuola deve insegnare a inserirsi nella società, non al lavoro.

 

                • Interventi di riqualificazione dell’intero complesso edilizio scolastico nazionale, a cominciare dalla messa a norma antisismica delle scuole, al fine di perseguire la massima sicurezza possibile.

Sanità

La Sanità è un altro dei settori in cui il potere delle multinazionali si esercita in modo più stringente e capillare, influenzando e distorcendo la ricerca scientifica, l’informazione della società, la stessa formazione della classe medica e le politiche sanitarie dei governi.

Il fine ultimo di quel complesso di interessi e di poteri che viene definito Big Pharma, denunciato in tutto il mondo come corrotto e corruttore, non è certo il miglioramento della salute dei cittadini, ma l’aumento dei già enormi margini di profitto e della sua sfera d’influenza sulla società e sulle istituzioni dello Stato.

La quota di bilancio di spesa regionale e nazionale per la Sanità (e in particolare per la spesa farmaceutica) è enorme e tuttavia, a causa delle interferenze e distorsioni denunciate, a ciò non corrisponde un adeguato e soddisfacente stato dei servizi sanitari e tantomeno della salute degli italiani.

Riscossa Italia afferma la necessità di un cambio radicale di impostazione della politica sanitaria italiana, che ponga al centro i veri interessi del malato e dei cittadini, fondata sul principio della Libertà di Scelta Terapeutica e su un serio Progetto di Prevenzione Primaria della Salute (prevenire è meglio che curare), incardinato sull’educazione sanitaria e nutrizionale.

Si dovrebbero attuare capillari campagne d’informazione-sensibilizzazione (specie tra le gestanti, i giovani e nelle scuole) volte a sollecitare e favorire il consumo di alimenti nazionali freschi e sani – da agricoltura biologica – e quindi privi di residui di OGM, di pesticidi e di diserbanti altamente tossici come il glifosate, di recente sconsideratamente riautorizzato dalla UE.

IN SINTESI

                • Abrogazione della legge Lorenzin e di ogni altro obbligo vaccinale, anche precedente; attivazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta che accerti le interferenze nella politica sanitaria italiana di Big Pharma e verifichi la reale sicurezza degli attuali vaccini e gli effetti avversi da essi determinati; libertà di scelta terapeutica informata e di esercizio delle professioni sanitarie: abrogazione della Legge liberticida n. 24 dell’8 marzo 2017, che vincola la libertà di coscienza terapeutica di medici e altre professioni sanitarie alle direttive di linee guida nazionali.

 

                • Politica sanitaria indipendente da Big Pharma, fondata su un Programma Nazionale di Prevenzione primaria della salute e sull’educazione nutrizionale orientata al consumo di cibo nazionale biologico; creazione di un Istituto Sieroterapico Nazionale, con la supervisione di Ricercatori indipendenti dagli interessi delle multinazionali farmaceutiche.

 

                • Riconversione biologica dell’agricoltura agrochimica e indipendenza dalle multinazionali agroalimentari e dei mangimi (carichi di pesticidi e OGM), in coordinamento con politiche di sostegno dei produttori biologici italiani.

Giustizia

 

Il problema endemico della Giustizia sono gli scarsi investimenti e i tagli di personale e risorse: le riforme finora attuate sono state tutte di tipo procedurale, tendenti a semplificare e sveltire il procedimento, o, ultimamente, a deflazionare il flusso dei procedimenti, ma sono tutte più o meno fallite, perché senza potenziare gli organici amministrativi è impossibile che non si creino dei “colli di bottiglia” che bloccano il procedimento stesso o lo ritardano rendendo la Giustizia non più efficace e quindi “giusta”. Emettere in campo civile sentenza dopo quattro/cinque anni in primo grado significa di fatto negare qualsiasi effetto riparatorio, specie in campo commerciale, dove la velocità di risposta è un deterrente a pratiche scorrette e permette alle aziende di ripristinare una situazione economica o contrattuale che non penalizzi gli scambi e talora la stessa sopravvivenza del soggetto coinvolto.

Dopo aver potenziato il sistema vanno eliminate tutte quelle forme obbligatorie di ADR (Alternative Dispute Resolutions) che sono state introdotte solo come tentativo di filtro, al fine di ridurre il carico delle cause, diventate spesso vuote procedure senza scopo, che allungano ulteriormente i tempi della risoluzione e intorno alle quali è nato un fiorente mercato di società di mediazione. Le ADR devono rimanere uno strumento volontario, soggette al prudente apprezzamento dei legali delle parti, i quali possono valutare se ci sono gli spazi per una composizione stragiudiziale, anche con l’aiuto di un professionista che funga da arbitro.

In campo penale urge una riforma del codice di procedura che vada nel senso dell’effettività della pena, senza sconti premiali legati solo all’acquiescenza dell’indagato e senza l’applicazione automatica e acritica della sospensione condizionale della pena, diventata surrettiziamente un altro strumento per ridurre i procedimenti e l’afflusso nelle carceri. Va invece previsto un circuito di carceri di minima sicurezza, sull’esperienza statunitense, dove le pene per reati minori e compiuti da soggetti non valutati pericolosi o incensurati possano essere scontate in condizioni non punitive o degradanti. Per far ciò bisogna che si cominci a costruire luoghi di detenzione tarati per questi soggetti. L’effettiva espiazione della pena ridurrebbe quel senso di ingiustizia e addirittura impunità che le vittime hanno, allorché vedono liberati gli autori dei reati da loro subiti.

Altra riforma necessaria è quella della prescrizione che deve cessare di decorrere dal momento dell’inizio del dibattimento in primo grado: se infatti la prescrizione è la “punizione” dell’inerzia dello Stato nel perseguire un certo reato, non potendosi tenere perennemente condizionato il reo all’attesa di un processo che disponga una punizione per l’azione compiuta, l’inizio del procedimento dopo il rinvio a giudizio dimostra palesemente che c’è la volontà di determinare l’esistenza del reato ascritto e l’effettiva colpevolezza dell’imputato, quindi deve far cessare ogni decorso di tempo che abbia un carattere ablativo della pretesa punitiva. Per tutelare l’imputato da tempi non consoni all’esigenza di vedere comunque definita la propria posizione possono essere previste norme che impongono tempi precisi per le varie fasi, sia ai fini della decadenza dell’imputato da alcuni diritti di difesa, sia dell’eventuale diritto al risarcimento dell’imputato a carico dello Stato, con rivalsa di questi verso il giudice autore del colpevole ritardo. Anche in questo campo investimenti massicci in organico e attrezzature porterebbero comunque a tempi più rapidi e a una migliore efficienza degli uffici.

La separazione delle carriere dei giudici, dopo un periodo di affiancamento sia a magistrati inquirenti sia giudicanti per conoscere e capire i due aspetti, appare necessaria per evitare che dopo lunghi anni di appartenenza a una delle categorie, intessendo così naturalmente dei rapporti di vicinanza e colleganza, un magistrato possa passare dall’altro lato del rapporto dialettico PM/giudice, rimanendo condizionato o condizionando quella che è diventata la naturale controparte.

Se poi un magistrato vuole intraprendere una carriera politica attiva, come è diritto di ogni cittadino, è necessario che sia previsto un periodo, almeno di cinque anni, di ineleggibilità dopo la cessazione di ogni incarico giudiziario, anche qui al fine di non essere condizionato o condizionare il rapporto con gli elettori.

IN SINTESI

                • Investimenti volti a ripristinare il numero necessario di addetti, revocando il blocco del turnover e per potenziare le dotazioni degli uffici.

 

                • Riduzione dell’uso degli ADR alle controversie che non coinvolgono rapporti e diritti rilevanti per tipologia o valore economico ed eliminazione del loro obbligo.

 

                • Introduzione del principio di effettività della pena, senza sconti premiali, e applicazione non automatica della condizionale.

 

                • Riforma della prescrizione.

 

                • Potenziamento del valore del giudizio di primo grado con divieto di impugnazione del PM dell’assoluzione dell’imputato.

 

                • Separazione delle carriere dei giudici con scelta definitiva del tirocinante dopo un periodo di apprendistato, sia come requirente sia come giudicante.

 

                • Forte limitazione della possibilità di disporre la custodia cautelare in carcere, dunque prima della condanna definitiva, a carico di un imputato, riducendola ai soli reati contro la persona e ai delitti contro la personalità dello Stato.

 

                • Introduzione del reato di “attuazione di politiche neoliberiste” laddove chiunque vieti, o tenti di vietare, l’intervento dello Stato nel settore economico, o ne comprima l’indipendenza, essendo il neoliberismo un’ideologia diretta unicamente a tutelare gli interessi di pochi oligarchi a scapito del popolo.

Agricoltura e sicurezza alimentare

 

Negli ultimi decenni l’agricoltura è stata senza dubbio marginalizzata , a causa del trattamento subito dalle istituzioni nazionali ed europee, quando invece è uno dei settori più importanti dell’economia italiana e una voce fondamentale dell’export.

L’industrializzazione spinta dell’agricoltura così come è avvenuta nel corso del tempo poteva essere appropriata per quei Paesi che dispongono di grandi estensioni di terreno e di una popolazione proporzionalmente scarsa come gli USA o il Canada, ma l’Italia è caratterizzata da piccole pianure, valli montane, terreno collinare. Andrà quindi ripensata totalmente l’organizzazione del settore agricolo, che dovrà essere ispirata alla produzione di alimenti di qualità, visto che l’alimentazione è uno dei più importanti determinanti della salute, nonché al perseguimento della sovranità alimentare, gravemente inficiata dalle politiche agricole comunitarie, le PAC. Ciò dovrà avvenire promuovendo la coltivazione di specie autoctone, certificando qualità e provenienza da parte delle autorità pubbliche, rigettando la legislazione europea sulla certificazione delle sementi.

Andrà promossa e incentivata l’agricoltura biologica che produce alimenti più sani e ha un minore impatto negativo sull’ambiente, unita a una maggiore intensità di lavoro per superficie coltivata e quantità di prodotti. Quest’ultimo fattore, ancorché utile per assorbire una quota della disoccupazione, fa sì che i costi di produzione, per questo tipo di tecnica colturale, siano più elevati, e quindi sarà più costoso il prodotto finale. Per questo si dovrà modificare la filiera agricola, in modo da mettere in atto sistemi che non penalizzino eccessivamente il consumatore finale. Le filiere andranno pertanto accorciate mediante appositi interventi legislativi ed economici, andranno promossi la rivendita diretta presso l’azienda, i gruppi d’acquisto e i mercati contadini, oltre alla fornitura diretta da parte di consorzi o cooperative agricole agli esercizi di ristorazione.

La forma societaria che andrà favorita sarà quella cooperativa.

Devono essere promossi interventi legislativi per garantire la qualità e la provenienza degli alimenti con certificazione a carico di agenzie pubbliche.

Lavori pubblici ed edilizia privata – Gestione del territorio

Cura e manutenzione del territorio, con particolare attenzione al rischio idrogeologico: sistemazione dei boschi e delle aree collinari, sistemazione dell’alveo dei fiumi, demolizione di edifici costruiti in zone a rischio e loro riallocazione. Piano generale di manutenzione ordinaria della rete fluviale e delle coste.

Censimento accurato del patrimonio edilizio privato, risistemazione e demolizione degli edifici fatiscenti o abbandonati e destinazione delle aree liberate ad altro uso (verde pubblico, edilizia pubblica). Impianto legislativo pluriennale finalizzato alla riduzione del territorio urbanizzato, in favore di una sua riorganizzazione funzionale in particolare per le aree industriali/artigianali.

Legislazione della messa in sicurezza territoriale, in particolar modo destinata alle infrastrutture civili.

Elaborazione di una specifica normativa per le realtà locali, specie per impedire alle amministrazioni locali di usare gli oneri di urbanizzazione per le spese correnti e per questa via produrre nuova e incivile urbanizzazione. Contemporaneamente l’urbanistica dovrà partire dall’elaborazione del sistema dei trasporti e dagli obiettivi di riduzione di trasporto privato, inquinamento, congestione.

Riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico esistente, con particolare riguardo alle bonifiche da amianto e interventi di adeguamento sismico. Piena applicazione della L. 13/89 sull’accessibilità degli edifici pubblici ai portatori di handicap.

Rivisitazione della legislazione sui lavori pubblici, in particolare eliminando le norme di derivazione UE che favoriscono la grande impresa. Al contrario gli appalti pubblici dovranno, per categoria di importo, interessare il più possibile realtà locali.

Piano generale di edilizia pubblica assistita in conformità dell’art. 47 della Costituzione, anche come offerta di case in affitto per i giovani.

Trasporti

 

Razionalizzazione del sistema dei trasporti, con particolare attenzione alla sostituzione, per quanto possibile, del trasporto privato con quello pubblico.

Risistemazione e implementazione delle reti di trasporto pubblico regionale e loro integrazione con i trasporti a lunga distanza.

Incentivazione, anche con la creazione di reti ad hoc, del trasporto di merci via ferro e via mare piuttosto che su gomma. In questo senso si rende necessario un progetto logistico complessivo sia per i traffici a media e lunga percorrenza sia per la logistica nelle aree urbane. A tal fine si dovrà provvedere a un sostegno per la ristrutturazione delle aziende di trasporto e per la riallocazione degli addetti.

Uniformare gli standard del trasporto ferroviario veloce e a lunga distanza su tutto il territorio nazionale.

Creazione di una compagnia aerea nazionale che abbia particolare attenzione ai flussi strategici di turismo (Cina, Russia, USA) e al collegamento della varie regioni col resto dell’Italia e con hub internazionali.

Revisione delle concessioni alle compagnie low cost con particolar riferimento alle esternalità negative di queste ultime in merito alla deregulation.

Piano Energetico

È necessario stabilire, al più presto, un piano energetico nazionale che abbia come scopo quello di aumentare la resilienza del nostro Paese, ovvero di diminuirne la dipendenza dalle fonti esterne. Questo punto è di estrema importanza, perché il mercato energetico è soggetto a grande volatilità (shock energetici del 1973, 1979 e 2008).

L’ingresso di grandi Paesi nel novero di quelli industrializzati (Cina, India, Sud-est asiatico) ha comportato un notevole aumento dei prezzi dei combustibili fossili negli anni precedenti la crisi del 2008: è possibile ipotizzarne un aumento nel medio-lungo periodo, dato che l’EROI è in costante diminuzione.

Un piano energetico strategico dovrebbe essere, in primo luogo, rivolto al contenimento degli sprechi e all’incentivazione di forme più efficienti di produzione energetica e nelle energie rinnovabili.

Nel primo caso è necessaria particolare attenzione alla coibentazione degli edifici, a forme di teleriscaldamento e cogenerazione, mentre nel secondo, per evitare di beneficare a pioggia le società finanziarie, le banche, i fabbricanti stranieri di celle e impianti fotovoltaici e i grossi gruppi a scapito delle bollette della popolazione, sarebbe opportuno istituire una società pubblica preposta al finanziamento di impianti di generazione distribuita e alla valutazione delle tecnologie più appropriate ed efficienti, con particolare riferimento a quelle prodotte da aziende nazionali.

Naturalmente non si può presumere di sostituire completamente in tempi brevi le fonti fossili con quelle rinnovabili, pertanto è necessario un piano strategico per l’approvvigionamento, lo stoccaggio e l’utilizzo delle prime, mantenendo il controllo statale di compagnie quali l’ENI, l’ENEL, la SAIPEM, e riprendendo pienamente il controllo pubblico delle ex municipalizzate (chiamate ora utilities).

In tal senso sarà bene ampliare le riserve strategiche, con appositi impianti di stoccaggio, fare un censimento delle risorse nazionali e predisporre un piano di sfruttamento che tenga conto delle esigenze del Paese, in un’ottica almeno trentennale.

Inoltre sarebbe bene promuovere forti accordi internazionali privilegiati con i partner storici per il rifornimento di petrolio e gas naturale (Russia, Algeria, Nigeria, Libia, Iran) e portare avanti il gasdotto South Stream, così come fu preventivato prima del Governo Monti.

Immigrazione

 

Il nostro obiettivo è quello di promuovere la pace e il benessere in tutta l’area del Mediterraneo anche al fine di consentire a ognuno di poter vivere e realizzare le proprie aspirazioni nel proprio Paese.

Il progetto di regolamentazione dei flussi migratori di Riscossa Italia si basa su due direttrici: da una parte spostare il momento del filtro all’immigrazione fuori dai confini nazionali, con una migliore possibilità di controllo e gestione del fenomeno, sia di immigrazione economica, sia di flussi di profughi, dall’altra creare un sistema di gestione interna che rispetti la dignità dello straniero, ma permetta di avere regole certe e procedure precise per lo stabilimento dell’immigrato.

Questo permetterebbe tra l’altro l’eliminazione di tutta quella gestione dell’emergenza che diventa facile fonte di guadagno per associazioni, spesso non trasparenti, che hanno fatto dell’immigrazione un business lucroso, con notevole risparmio per lo Stato ed evitando di creare tensioni all’interno della popolazione italiana, che soffre la crisi senza avere un aiuto economico, ma vede destinare risorse sempre più ingenti alla gestione dell’emergenza migranti.

Prendendo atto che l’immigrazione è un fenomeno al 90% economico o di ricongiungimento e non di fuga da guerre, il progetto di Riscossa Italia prevede che solo se vi è un’effettiva possibilità di lavoro possa essere accolto l’immigrato, tenendo presente la crisi economica e le necessità dei già residenti. Accogliere senza criterio per un malinteso senso di bontà persone che non possono trovare un collocamento produttivo, creando così una massa di sbandati, mantenuti senza prospettive, è un atteggiamento infantile e sotto sotto anche razzista, poiché non considera le necessità di qualsiasi essere umano di sentirsi comunque attivo e non vivere di assistenza e agevola solo la parte peggiore dei migranti, che sfruttano questo buonismo per vivere da parassiti e dedicarsi ad attività illecite. Ci si pulisce la coscienza trattando meglio l’immigrato rispetto al cittadino, addirittura rinunciando alle proprie tradizioni e ai propri costumi, così evitando di affrontare il problema dello sfruttamento dei Paesi da cui giungono i migranti e il depredamento delle loro risorse naturali.

A tal fine è necessario intervenire nelle aree di provenienza con misure a sostegno della scolarità e della formazione professionale, per poi aprirsi in modalità concordate a coloro che vi saranno formati, anche dotandoli di documenti idonei alla mobilità bilaterale.

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