Il Comune di Padova ci “tira le orecchie” per aver tolto la bandiera UE durante una conferenza. [di Marco Mori]

Sabato scorso, Riscossa Italia ha tenuto a Padova una conferenza per presentare la propria candidatura alle prossime comunali. Posto che nella sala comunale era esposta la bandiera UE, su mia richiesta, uno dei nostri soci ha rimosso il vessillo e lo ha riposto sotto il telo di un tavolo. La conferenza si è tenuta regolarmente senza avere alle spalle la bandiera dell’Unione. La stampa locale ha poi erroneamente scritto sui giornali che la bandiera europea sarebbe stata messa nei bagni, circostanza non rispondente al vero.

Con missiva del 13 febbraio 2017, il Comune di Padova, attualmente commissariato, ha pensato bene di “tirarci le orecchie”, sostenendo che rimuovere la bandiera sia stata una violazione delle regole di utilizzo della sala così concludendo: “Si raccomanda in futuro attenta ottemperanza ad evitare l’avvio delle conseguenti procedure sanzionatorie”. 

Non potevamo che replicare a questa sconcertante missiva, ecco la risposta inoltrata proprio stamani al Comune:

Rapallo, 15 febbraio 2017

Spett.le

Comune di Padova

A mezzo mail

OGGETTO: Utilizzo sala Livio Paladin.

La presente per replicare a Vostra Preg.ma 13.02.2017, inoltrata alla Senatrice De Pin, a nome e per conto del partito Riscossa Italia, di cui chi scrive è il rappresentante legale.

Sono a respingere con forza la vostra comunicazione poiché palesemente infondata in fatto ed in diritto. Risulta pienamente legittimo, per chi ha in uso una sala comunale, spostare un oggetto sito all’interno della stessa per poi riposizionarlo al suo posto al termine dell’utilizzo. La bandiera UE, simbolo di una dittatura finanziaria che ha già ucciso migliaia di italiani, è stata da noi posta lontano dalla vista degli spettatori, sotto il telo di un tavolo.

Nessun danno è stato cagionato al vessillo, che per forza criminale è certamente paragonabile alla vecchia croce uncinata di nazista memoria. Desta tuttaviasconcerto che un Comune, al momento commissariato, si scomodi per difendere la simbologia UE, assumendo così un’inaccettabile posizione ideologica e politica, oltre che dimostrando una notevole ignoranza sulle cause della crisi che stiamo vivendo. Si auspica poi che tale richiamo non sia stato addirittura sollecitato politicamente.

Confidiamo di non ricevere più simili comunicazione e precisiamo sin d’ora che, qualora in futuro una sala ci dovesse essere rifiutata adducendo tali motivazioni, non esisteremo a rivolgerci al Magistrato competente per la tutela dei nostri diritticon inevitabile e considerevole aggravio di costi a Vostro esclusivo carico.

Distinti saluti.

Avv. Marco Mori

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