IL FASCISMO “COSTITUZIONALE”: QUANDO LA STORIA VIENE TRASFIGURATA

In queste elezioni ormai prossime, un tema sta condizionando la campagna elettorale ed incidendo sulle scelte politiche, un tema che si può riassumere in una domanda: i partiti di estrema destra, come Casa Pound o Forza Nuova, che hanno nel loro programma i punti fondamentali di intervento economico cari ai c.d. sovranisti (recupero sovranità monetaria, sottoposizione della Banca Centrale al Tesoro, creazione banche pubbliche, separazione fra banche d’investimento e banche commerciali, ecc.) e che si dichiarano seguaci della Costituzione, pur dichiarandosi fascisti o post-fascisti, o, come CP, fascisti del terzo millennio, sono credibili e coerenti? Il fascismo, come alcuni raccontano, è stato un modo, pur sbagliato, di combattere il liberismo e la sua dottrina anti-Stato, e quindi in qualche maniera risulta coerente con il sistema costituzionale ad esso successivo?

La risposta ad ambedue le questioni è un deciso no.

Innanzitutto è bene mettere in chiaro un punto: essere e dichiararsi sovranisti in sé non ha nessun particolare valore. Uno Stato può essere sovrano ed essere totalmente antidemocratico: il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla o la Spagna di Franco, ma anche la Romania di Ceausescu, la Cina di Mao, o, attualmente, la Corea del Nord di Kim Jong-un, sono ottimi esempi di stati sovrani, ma non certo esempi di democrazia o rispetto dei diritti umani. Il fatto che conta è come viene esercitata la sovranità ed a quali fini. Non basta quindi che un movimento politico voglia riconquistare la sovranità perduta (condizione necessaria), ma occorre anche che ponga nel suo programma un utilizzo costituzionalmente coerente di tale sovranità, ovvero costruisca un modello sociale ed economico improntato alla tutela e salvaguardia dei diritti personali, civili e sociali.

Su questo punto i programmi dei movimenti di estrema destra che si dichiarano sovranisti mostrano carenze, oppure lasciano trapelare una visione della società piuttosto arcaica ed autoritaria: sia CP che FN immaginano un sistema politico-sociale piuttosto invasivo, con echi della retorica fascista (lo sport come formazione collettiva di un popolo, la cultura e la scuola rigidamente determinate da un pensiero unico dominante ed esaltante la radice culturale occidentale greco-cristiana, ecc.) con il primato dell’italianità per usufruire di benefici ed agevolazioni, ad esempio il bonus figli di 500 euro mensili, non cumulabili, che viene riconosciuto dallo Stato, ma solo a coppie di cui almeno uno dei coniugi sia di origine italiana. Anche il Senato, per ambedue i movimenti, deve tornare ad essere come il Senato delle Corporazioni di origine fascista, ovvero la Camera delle professioni e dei lavori, con buona pace delle elaborazioni successive del bipolarismo e dimenticando che le corporazioni, se nel Medio Evo sono state un motore di sviluppo delle neonate città, successivamente sono state una delle cause principali del declino produttivo italiano ed un luogo di formazione di lobbies.

Questi partiti pertanto, se pur dicono di rifarsi ai precetti costituzionali e pur avendo una visione “sociale” attenta alle esigenze dei lavoratori e volta a tutelare il welfare (d’altronde l’istituzione delle c.d. “marchette” e quindi di un sistema previdenziale obbligatorio per i lavoratori dipendenti è una conquista del Fascismo), dimostrano di essere ancora molto legati all’ideologia del Ventennio, alla quale si rifanno esplicitamente, e quindi non in sintonia con quella Costituzione che dichiarano di voler difendere e ripristinare.

Qui si innesta il secondo quesito, ancora più importante, poiché vi è da parte di alcuni un tentativo di rileggere il fascismo, soprattutto del periodo anteguerra, come un tentativo di opporsi al neoliberismo ante 1929 e quindi tutto sommato in linea con le successive posizioni espresse dalla Costituente in sede di stesura della Carta. Questo tentativo va respinto fermamente, come un pericoloso e fuorviante revisionismo della realtà storica.

Il Fascismo nasce come contrasto alle spinte rivoluzionarie socialiste che in quegli anni agitavano i Paesi europei. Ciò lo rende meritorio agli occhi dei grandi proprietari terrieri e soprattutto degli  industriali, i quali apprezzano il riuscito tentativo di “mettere in riga” i lavoratori, anche se il suo leader viene comunque visto con un certo sospetto. Come riporta Raffaello Uboldi nel suo “La presa del potere di Benito Mussolini”: “Del resto non è che piaccia troppo questo romagnolo di dubbie origini e di dubbio credo, quello che vogliono i capitani d’industria è soprattutto tornare a lavorare e produrre adesso che lo spettro della rivoluzione è stato esorcizzato. Si vuole comunque capire – a pericolo cessato – dove il fascismo intende portare il paese, semmai arriverà al potere. Da qui le rassicurazioni, che non mancano, e non mancheranno, partendo dalla prospettiva di uno Stato «manchesteriano», cioè privatizzato, che Mussolini ha così delineato:

«Lo Stato ci dia una polizia, che salvi i galantuomini dai furfanti, una giustizia bene organizzata, un esercito pronto per tutte le eventualità, una politica estera intonata alle necessità nazionali. Tutto il resto, e non escludo nemmeno la scuola secondaria, deve rientrare nell’attività privata dell’individuo».

Una affermazione di principio, un solenne articolo di fede cui ha fatto seguito la pubblicazione di un più preciso programma economico-finanziario fascista, redatto da due convinti liberisti, Massimo Rocca e Ottavio Corgini. Un programma che prevede l’abolizione dell’iniziativa parlamentare in materia di proposte di nuove spese, la riforma della burocrazia, la cessione ai privati delle aziende industriali di Stato, l’abolizione degli organi statali inutili, la razionalizzazione dei tributi e delle leggi che inceppano la produzione.”.[i]

Naturalmente questo programma economico trova il plauso entusiastico di uno dei campioni del pensiero liberista, Luigi Einaudi, il quale dalle colonne del Corriere della Sera così si esprime: «il programma … di Corgini e Rocca è un esempio di ritorno alle sorgenti. Nel caso nostro le sorgenti sono quelle liberali dell’economia classica, adattate alle necessità dell’ora presente» ed ancora:  «…il programma del Fascismo è nettamente quello liberale della tradizione classica. A Udine, domenica, il capo ripeteva: «Lo stato non rappresenta un partito, lo stato rappresenta la collettività nazionale, comprende tutti e si mette contro chiunque attenti alla sua imprescrittibile sovranità… Noi vogliamo spogliare lo stato di tutti i suoi attributi economici. Basta con lo stato ferroviere, con lo stato postino, con lo stato assicuratore. Basta con lo stato esercente a spese di tutti i contribuenti italiani ed aggravante le esauste finanze dello stato italiano. Resta la polizia che assicura i galantuomini dagli attentati dei ladri e dei delinquenti; resta il maestro educatore delle nuove generazioni; resta l’esercito che deve garantire la inviolabilità della patria e resta la politica estera». Ben detto: ripetere alle immemori generazioni imbevute di mortificanti dottrinette socialiste e statoladre gli insegnamenti di Adamo Smith, di Giambattista Say, di Francesco Ferrara… è sempre un merito grandissimo. E’ altrettanto importante creare le dottrine – e questo fecero i liberali classici – quanto il tornare ad attuarle; e questo sarebbe il compito che il Fascismo italiano si è proposto in Italia nel momento presente…le dottrine poco contano, ha detto Mussolini, dopo avere però accolte quelle del liberalismo classico. Ciò che importa è creare una nuova classe politica. Quella attuale, che Mussolini correttamente definisce giolittiana, perché nella sua maggioranza si è formata sotto l’influenza spirituale del vecchio capo piemontese, è stracca, sciupata, vinta. Essa negli ultimi tempi «ha condotto sempre una politica di abdicazione di fronte a quel fantoccio gonfio di vento che era il social-pussismo italiano». Giusto. Bisogna creare una nuova classe politica, forte, consapevole dei bisogni e delle energie del paese, risoluta a condurre l’Italia di Vittorio Veneto verso i suoi alti destini. Nella creazione di questa nuova classe politica l’on. Mussolini fa consistere il compito del fascismo…».[ii]

Anche durante il regime fascista Mussolini adotta politiche liberiste, come la famosa o famigerata quota 90; dal saggio di Andrea Virga “Le politiche economiche e finanziarie del governo Mussolini negli anni ‘20” si legge: “La “battaglia di quota novanta”… Un tale rafforzamento sgomentò lo stesso Volpi (NdA, si tratta di Giuseppe Volpi, Ministro delle Finanze del Governo Mussolini dal 1925 al 1928), il quale si interrogò circa l’opportunità di una simile rivalutazione, ma Mussolini insistette sul valore, ormai propagandistico, della “quota 90”.

Gli effetti politici furono senz’altro positivi, soprattutto sul piano del consenso. Le conseguenze economiche, tuttavia, risultarono in una forte contrazione del credito e una pesante deflazione, con un aumento rapido e vertiginoso della disoccupazione da 241.889 (30 giugno 1927) a 341.782 (31 ottobre). Nonostante ciò, piuttosto che tornare a una svalutazione della lira fino a raggiungere un valore più favorevole, si preferì agire con tre provvedimenti principali: la riduzione dell’indennità caro-vita e dei salari, l’alleggerimento del carico fiscale e la riduzione degli affitti.”.[iii]

Per chiudere è opportuno riportare una citazione dell’economista liberista Ludwig Von Mises, maestro di Von Hayek e consulente di Kalergi (una sicurezza…), il quale in “The argument of Fascism” così si esprime: «Non si può negare che fascismo e movimenti simili, finalizzati ad imporre delle dittature, siano pieni delle migliori intenzioni e che il loro intervento abbia, per il momento, salvato la civiltà europea. Il merito che il fascismo ha così ottenuto per sé, continuerà a vivere in eterno nella storia. Ma se la sua politica ha portato la salvezza, per il momento, non è della specie che potrebbe promettere di continuare ad avere successo. Il fascismo è stato un ripiego d’emergenza. Vederlo come qualcosa di più sarebbe un errore fatale.».[iv]

Credo che da questo breve, ma significativo excursus, per il quale ringrazio Luciano Barra Caracciolo ed il suo post “Antifascismo su Marte e liberismo: l’irresistibile TINA guerrafondaio” da cui ho tratto i rimandi, non si possa che evincere la totale falsità di un regime fascista antiliberista e precursore del modello costituzionale: se la nostra Carta si professa antifascista e ne ripudia l’ideologia, vietandone la ricostituzione, una ragione ci sarà…

 

[i]           R. UBOLDI, La presa del potere di Benito Mussolini, Le Scie, Mondadori 2009

[ii]           L. EINAUDI, Corriere della Sera, 27 settembre 1922

[iii]          A. VIRGA, Le politiche economiche e finanziarie del governo Mussolini negli anni ‘20, http://andreavirga.blogspot.com

[iv]          L VON MISES The argument of Fascism, da Liberalism: A Socio-Economic Exposition, Mission, Kansas 1978, in originale Liberalismus, Gustav Fischer Verlag 1927

Il controcontatore – Quanto ci costa l’Unione Europea

In questi giorni i viaggiatori di alcune grandi stazioni ferroviarie italiane, già ridotte a Sodoma pubblicitarie e suk in franchising, sono  accolti da un contatore su maxi-schermo che li aggiorna «in tempo reale» sull’incremento del debito pubblico italiano. L’idea è dell’Istituto Bruno Leoni, già autore di un widget sullo stesso tema.

(altro…)

APPELLO ALLA RISCOSSA – ELEZIONI POLITICHE 2018

 ALLA RISCOSSA

siamo al dunque, la vita ci pone sempre davanti a delle scelte da prendere, scelte che incidono sul futuro ma anche sul presente di noi e dei nostri cari. Si può sbagliare e a volte è possibile rimediare prima che sia troppo tardi.

Le elezioni del prossimo 4 marzo è una di quelle situazioni dove si deve scegliere tra varie opzioni, è possibile continuare a sbagliare, ma a quel punto saremmo tutti, come popolo italiano, davanti ad un non ritorno. Ora si deve scegliere cambiando radicalmente direzione di marcia, sia in senso politico che economico.
Le regole che nei ultimi 25 anni abbiamo subito e supinamente accettato hanno portato alla situazione di oggi, con la disoccupazione ai massimi storici e la povertà sta aggredendo quasi un terzo della popolazione residente, questi sono i risultati dei vincoli europei …. è il momento di reagire !!

Riscossa Italia si pone come rara eccezione nel panorama politica, avendo messo tra le priorità del programma elettorale il riscatto delle prerogative di uno stato sovrano, non siamo cittadini di una cultura inferiore e non dobbiamo più accettare questa situazione … è il momento di cambiare !!

La nostra costituzione all’art. 52 sancisce un dovere imprescindibile: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.”

Schieratevi con noi in questa battaglia campale per il nostro paese, iscrivetevi e date la disponibilità a diventare attivi come moderni partigiani della patria … compilate questo modulo: http://eepurl.com/deFuvf

oppure inviate una mail con una vostra breve presentazione a: candidati@riscossaitalia.it

 

Vaccini: La scuola non crei fazioni!

È inconcepibile pensare che in alcune #scuole italiane possano esistere iniquità nel rapportarsi agli studenti. Siamo nel 2017 ma sembra di leggere un passo dei ‘Promessi Sposi’, quando il Manzoni ci parlava del problema degli “Untori”. In alcune scuole del #Friuli, gli #studenti non vaccinati sono stati costretti a dover consumare il pranzo ‘separati’ dalla loro #classe e a dover subire un trattamento di disparità verso la normale consuetudine delle #attività #scolastiche.
Un peso che anche per un adulto sarebbe difficile da sopportare, viene inflitto a dei bambini, che potrebbero vedere il gesto, come un’azione da imparare e da ripetere anche in altri casi della vita. Il luogo più sacro devoluto all’#insegnamento della tolleranza, viene usato come mezzo per costringere i #genitori a cedere e ad iniziare una profilassi che potrebbe creare danni maggiori e incidere sul benessere #psico#fisico dei loro #figli.
Non posso restare inerme di fronte a tali casi. Considero questo tipo di situazioni non accettabili. Questi bambini sono sani e non sono portatori di malattie. Sembra di tornare alle mentalità dell’#Italia e dell’#Europanell’epoca delle paure legate alla peste. Le #persone ignoravano le vere cause della pestilenza e si limitavano ad additare dei poveri innocenti come colpevoli.
Ripenso al tempo delle streghe, quando donne innocenti e gatti colpevoli solo di avere il manto nero, erano costretti a subire la pena capitale.
Ricordo che siamo nel 2017 e non nell’epoca delle superstizioni del passato Italiano.
#bambini non si possono dividere, perché nella loro mente sociale, viene messo il seme del conflitto e della separazione. La scuola non è chiamata a fare questo, ma al contrario deve creare unione e fratellanza.
Vogliamo creare i conflitti e le lotte del domani?
Questo è il modo migliore per disseminare nel nostro #Paese i sintomi della discordia e della belligeranza, verso un futuro che parte da un presente di sofferenza.

Vaccini: un problema che nasce da una radice chimica

La #chimica dei #vaccini parla chiaro: La #FDA ha recentemente pubblicato un documento ufficiale, nel quale ha indicato quali sono i limiti massimi di tolleranza di #alluminio #parenterale. Per ‘parenterale’ si intende la somministrazione del vaccino per via non orale.
Sono 25 i microgrammi per litro, il limite di#tolleranza di alluminio che un soggetto può sopportare. Il documento risulta molto chiaro nell’indicare che coloro i quali presentino problemi renali oppure i neonati di nascita prematura, non debbano in alcun modo superare la dose parenterale di alluminio pari a 5 microgrammi per chilogrammo di peso al giorno. Il motivo nasce dal fatto che gli studi riconoscono che l’alluminio è tossico per lo sviluppo armonico osseo e del#sistema_nervoso.
Per esempio, un #bambino di circa 4 kg, può assumere al massimo 5 microgrammi per chilogrammo al giorno, quindi il limite che dovrebbe essere rispettato per non causare danni neurologici è di 20 microgrammi.
Allora perché il vaccino contro l’#epatite_B ha 250 mcg di alluminio?
Perché viene somministrata al neonato una quantità di alluminio 12 volte superiore alla dose che la stessa FDA ritiene consentita?
“Non posso fare a meno di pormi queste domande, ma soprattutto ritengo importante portare avanti una battaglia instancabile per proteggere i nostri figli e il domani dell’Italia”. Così la #senatrice #De_Pin ha esposto la sua preoccupazione, leggendo questi dati allarmanti. Alla domanda: “Cosa ne pensa dei colleghi che appoggiano la filosofia della#massima_copertura_vaccinale“, la senatrice ha risposto così: “Non voglio concentrarmi sul perché molte forze politiche stiano perorando la causa della Massima Copertura Vaccinale, ma ciò che so è che loro stanno sbagliando alla luce dell’evidenza scientifica e biologica. Dobbiamo essere uniti e portare avanti una voce comune che voglia difendere i diritti dei più #deboli, ma soprattutto che vieti di portare nuovi danni alle #famiglie italiane”.
#bambini sono i tesori della #famiglia e lo #Stato è tenuto anche secondo il testo costituzionale a proteggere i propri cittadini, perché la famiglia è il fulcro della società.
Pensate che poi, nel secondo mese, vengono iniettati al bambino altri 705 mcg di alluminio (attraverso i vaccini dtap, hib, pcv, ipv).
Sono dati allarmanti, quando pensiamo che il massimo consentito per non avere danni neurologici e ossei è di 30 mcg, ossia 23 volte superiore ai livelli consentiti.
Una difesa importante è l’#informazione, perché solo conoscendo tutti i risvolti legati a questa problematica, possiamo prendere le decisione più corrette per il futuro dei nostri #figli.

IL PROGRAMMA DI MARCO MORI A GENOVA

RISCOSSA ITALIA
Ecco in questo link il programma integrale di Marco Mori per Genova.

Alle Amministrative del 2017 un’opportunità c’è: Riscossa Italia. Buona lettura!

http://lacostituzioneblog.com/wp-content/uploads/2017/05/Programma-elettorale-di-Riscossa-Italia-per-Marco-Mori-sindaco-di-Genova-amministrative-2017-programma-comunale.pdf

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IL COMUNICATO DI RISCOSSA ITALIA SUL DECRETO LEGGE LORENZIN

 

In merito alle problematiche sorte con l’approvazione del decreto legge Lorenzin sull’obbligo di vaccinazione e le contestazioni da esso sollevate Riscossa Italia, quale partito politico attento alla legittimità formale e sostanziale, rileva quanto segue:

  • Qualsiasi posizione anti vaccini o pro vaccini aprioristica e radicale è una posizione superficiale ed infantile: l’utilità storica dei vaccini al fine di debellare dal nostro continente malattie che hanno causato in passato migliaia di morti non può essere messa in discussione. Grazie alla vaccinazione di massa sono state eradicate malattie come la poliomielite e la difterite ed i benefici di tali profilassi sono fatti incontestabili.

  • Detto questo va rilevato che il metodo imposto dal decreto, ovvero la vaccinazione simultanea per ben 12 patologie, oltretutto attuata ad un età in cui il sistema immunitario non è neanche pienamente formato, crea sicuramente qualche perplessità, sia per il numero dei vaccini, superiore a quanto previsto in quasi tutti i Paesi europei, sia per il cumulo, sia di sostanze metalliche che tali profilassi comporta, sia di ceppi virali, pur attenuati, che vengono inoculati contemporaneamente. Tale problema andava affrontato in maniera più ponderata, senza preclusioni o accettazioni fideistiche di tale metodo.

  • Non può poi un partito come Riscossa italia, che fa della legalità costituzionale il suo caposaldo, non stigmatizzare pesantemente il modo con cui si è imposta questa prassi: ancora una volta, in totale spregio della norma dell’art. 77 Cost. il Governo si è arrogato il diritto di utilizzare lo strumento del decreto legge, senza che vi siano quelle ragioni di straordinaria necessità ed urgenza che lo legittimano. Il decreto legge sull’obbligo delle vaccinazioni poteva e doveva essere un disegno di legge da presentare al Parlamento per la necessaria discussione ed approvazione, non essendoci alcuna grave situazione da dover immediatamente regolamentare. Ciò rende sotto il profilo formale il provvedimento illegittimo ed invalido.

  • Altra grave questione che coinvolge la democraticità del provvedimento è poi l’obbligo immediato e generale, con effetto retroattivo, sanzionato pesantemente, addirittura con la perdita della patria potestà sul minore non vaccinato. Tale previsione risulta esageratamente punitiva e non giustificata dall’art. 32 Cost. che pur prevede la possibilità di obbligare a trattamenti medici la popolazione in via legislativa, andando a cozzare, sia con il principio generale di ragionevolezza e proporzione fra fatto sanzionato e pena, sia con i principi di conservazione della famiglia, e quindi il diritto di essere genitore e non vedersi privato del diritto di educazione e tutela, di cui agli artt. 29 e 30 Cost..

In definitiva il provvedimento adottato dalla ministra Lorenzin appare frettoloso, non ben ponderato ed emesso attraverso la forzatura dello strumento della decretazione d’urgenza: Riscossa Italia si auspica che in sede di conversione il decreto venga respinto e si attui un normale iter legislativo, unico che può permettere un ragionato ed equilibrato dibattito su un tema così delicato, o che venga comunque radicalmente modificato nei suoi punti più controversi.

“FATE PRESTO”: LA TRAPPOLA DEL LUNGO PERIODO [di Luigi Pecchioli, pubblicato su asimmetrie.org]

Esiste un pericolo che dovrebbe spingere i sostenitori del recupero della sovranità nazionale e tutti coloro che vogliono ristabilire il sistema costituzionale, umiliato e piegato dai Trattati europei, a “fare presto”, come sollecitava un indimenticabile titolo del Sole24Ore della fine del 2011, un pericolo che definisco come “la trappola del lungo periodo”.  

Prendo spunto da uno dei tanti interessanti post che si trovano su Goofynomics, quello dal titolo “Anni buttati”, nel quale è presente questo grafico:

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Fonte: goofynomics.blogspot.it

Il grafico rappresenta la curva di crescita del PIL italiano pro capite in termini reali ai prezzi del 2005.Come si può vedere, per tornare al livello di PIL pro capite del 1999 Bagnai ipotizzava (nel 2013) che si sarebbe dovuto aspettare il 2017. Oggi, nel 2017, l’OCSE ci dice che siamo tornati al livello del PIL del 1997, meno quindi di quanto previsto pessimisticamente da Bagnai.

Vent’anni buttati.

In questi vent’anni sono cresciute almeno due generazioni che non hanno conosciuto nient’altro che crisi, sacrifici, austerità e politiche neoliberiste. Ed il pericolo è proprio questo. Questo aggiustamento, attraverso la svalutazione reale, ovvero la diminuzione dei salari e l’aumento della disoccupazione, attraverso il taglio lineare della spesa pubblica, attraverso la riduzione del perimetro di intervento statale per mezzo del pareggio di bilancio e dei parametri di contenimento del deficit e di riduzione del debito pubblico voluti dall’Europa, pur se lentamente, sta comunque avendo un effetto. La Spagna ad esempio, come dimostrano i dati macroeconomici, sta avendo dei ritmi di crescita del PIL e della produttività anche maggiori di quelli della Germania: dal 2014 al 2016 il PIL è cresciuto rispettivamente del 1,4%, 3,2% e 3,2%, con una prospettiva di crescita per il 2017 leggermente più bassa, del 2,3% (dati EIU e IMF), mentre la produttività ha avuto la seguente crescita:

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Fonte: Eurostat

Preso come indice il 1996, nel periodo di aggiustamento post crisi, dal 2008 fino al 2016 la produttività spagnola è aumentata di circa 12 punti, il doppio di quella tedesca che nello stesso periodo è aumentata di soli 6 punti e molto di più di quella italiana che è aumentata di un misero 0,3%.

Da che cosa deriva questo miracolo? Da un feroce aggiustamento dei salari e da una disoccupazione che nel periodo peggiore (2013) ha toccato il 26,1%. Un aggiustamento voluto ed imposto dall’Europa per accedere ai finanziamenti necessari per salvare e mettere in sicurezza il sistema bancario spagnolo (id est saldare i debiti contratti con le banche tedesche).

Ecco il rapporto salari/PIL, preso come indice il 1999 (se l’aumento del salario reale fosse pari a quello della produttività la retta dovrebbe essere piatta sul 100, ogni scostamento in alto o in basso significa un aumento del salario maggiore o minore della produttività):

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Fonte: Ameco

Come si vede la Spagna ha avuto un calo reale dei salari dal 2009 al 2013, anno in cui le politiche di aggiustamento hanno avuto l’impatto più pesante, di ben 10 punti.

Non stupisce che nel 2013 il tasso di suicidi degli spagnoli fosse di 9 al giorno, a fronte di 20 tentativi falliti, come riportava il giornale The Guardian e che dei 10 Paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo ben 9 fossero europei…

Questo è il grafico relativo al tasso di disoccupazione registrato nel 2016 e le previsioni per il 2017 e 2018: la disoccupazione in Spagna è oggi al 19,6%, per la prima volta sotto il 20%, e ci si aspetta un costante calo nei prossimi anni.

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Fonte: Ameco

Questi dati ci dicono che il “miracolo” spagnolo è stato effettuato sulla pelle dei cittadini spagnoli con una correzione durissima dei redditi e la compressione dei diritti dei lavoratori, oltre che finanziato da un deficit che, dal 2009 ad oggi ha sempre sforato i limiti previsti dal fiscal compact, passando dal 4,5% al 11,1% nel 2010, rimanendo fra il 9% ed il 10% negli anni successivi e scendendo solo nel 2016 al 4,4%, sempre comunque oltre il limite del 3% (dati Eurostat). Questo perché, avendo le manovre di austerità depresso e ridotto la capacità produttiva e la domanda interna, ed essendo la Spagna in costante deficit di bilancia dei pagamenti, l’unica maniera per sostenere e far crescere il PIL è il deficit dello Stato. Alla fine però, anche se si tratta di una crescita squilibrata e “drogata” dal deficit, da un punto di vista meramente macroeconomico, un miglioramento è visibile. E qui sta il problema.

Nel lungo periodo le politiche neoliberiste portano comunque ad un risultato. La distruzione di reddito, lo smantellamento del welfare, la riduzione dell’intervento pubblico sono politiche errate, che causano sofferenza e morte, ma se si lascia che vengano effettuate per un numero sufficiente di anni in qualche modo portano ad una ripresa, con condizioni peggiori e perdita definitiva di diritti e tutele, ma a una ripresa. Questo fatto è estremamente pericoloso, perché fa credere che, tutto sommato, quella fosse la strada giusta da percorrere (dolorosa, ma giusta) e perché fa ritenere che sia stato giusto smantellare quelle tutele che Padoa Schioppa definiva un “diaframma di protezioni” che allontanavano dalla salutare “durezza del vivere”. Le ultime generazioni che hanno vissuto solo questo tipo di politiche, che sono state cresciute nell’idea che in precedenza si stesse fintamente meglio, perché si viveva al di sopra delle proprie possibilità, accumulando allegramente debito, facendo insomma le cicale della famosa favola di Fedro, sono portate a credere che ciò che viene loro detto sia vero, che quelli che avevano i cittadini ed i lavoratori del passato non fossero diritti, ma privilegi odiosi che ora loro devono scontare.

Attenzione: questo aggiustamento su un livello più basso non è comunque senza effetti. Come si è visto, nei Paesi che hanno compiuto politiche di austerità molto forti il consenso politico dei partiti al governo ha avuto un crollo ed anche in Italia il partito più fedele all’Europa, il PD, oltre a perdere consenso, ha visto una spaccatura al suo interno che ha portato alla scissione. Oltretutto, anche se accettato, questo declino programmato è comunque causa di possibili tensioni sociali, da parte dei gruppi più colpiti (piccoli produttori, lavoratori dipendenti, commercianti).

Per limitare queste tensioni la strada intrapresa in Italia è stata duplice: da un lato “catturare” attraverso la concessione di qualche potere politico o beneficio economico i vertici delle associazioni di categoria e sindacali ed attraverso esse calmierare i soggetti colpiti comunicando la necessità di proseguire sulla strada delle riforme e paventando danni irreparabili e pericoli peggiori nel caso di percorsi diversi (uscita dall’euro, politiche espansive, ecc.), il tutto con il supporto della stampa di categoria (esempio, il Sole24Ore, organo di riferimento degli industriali, anche delle PMI). La facciata di organismo “indipendente”, necessaria per dare credibilità a tale comunicazione viene mantenuta attraverso il sostegno o la promozione di battaglie di categoria assolutamente marginali o generiche contestazioni all’operato del Governo con auspicio di modifiche che si sa già non saranno attuate.

Dall’altro prevedere un qualche tipo di “reddito di cittadinanza”, cavallo di battaglia dell’opposizione (finta) del M5S, al fine di concedere un reddito di sussistenza agli espulsi dal processo produttivo, così da impedire il montare di una rabbia sociale che potrebbe destabilizzare il percorso per il raggiungimento del nuovo equilibrio. Non a caso si parla attualmente da parte del Governo della concessione di un “reddito di inclusione” ed una tale forma di sostegno, rigorosamente non distorsivo del mercato del lavoro, poiché ad esso estraneo, come auspicato dal pensatore ordo-liberista ed uno dei padri ideologici di questo sistema, Friedrich Von Hayek, è presente nei Paesi che hanno subito più fortemente le politiche neoliberiste. Il risultato è che, nonostante il netto impoverimento e la perdita di diritti sociali, gli italiani continuano a sopportare questo progressivo smantellamento ormai da sei anni.

Se non si riporta quindi in auge rapidamente il sistema economico costituzionale, esso verrà dimenticato per sempre, relegato fra le utopie del secolo passato che tanti danni hanno causato, come il comunismo. I fautori del “nuovo mondo”, quelli che per interesse personale o furore ideologico vogliono instaurare quello che ho definito in un altro scritto il “tecno-medioevo”, avranno buon gioco a sostenere, dati alla mano, che non ci sono alternative, che le persone devono imparare a cavarsela da sole, a confrontarsi solo con un mercato libero, spietato ma giusto, a vivere parcamente, ad apprezzare una salutare decrescita, a consumare poco per non inquinare, ad essere flessibili e nomadi, senza creare inutili legami territoriali o culturali (come ci consiglia espressamente la Boldrini, ad ogni piè sospinto…), che il futuro sono i migranti e la società “liquida”.

Solo le generazioni dai 40/50 anni in su ricordano ormai come si viveva prima della UE e dei suoi trattati e se li lasceremo fare, se aspetteremo sufficientemente da far sì che queste politiche economiche errate portino comunque anche in Italia ad un qualche tipo di crescita, magari con la stabilizzazione della disoccupazione intorno al 11%, come vuole per il nostro Paese il calcolo del NAIRU della Commissione europea, allora non ci sarà modo di tornare indietro, di prendere la strada della crescita vera, regolata e guidata dallo Stato e tendente alla piena occupazione, della tutela del lavoro e del welfare. La nostra Costituzione diverrà un bel vecchio libro di fiabe, un “c’era una volta” nostalgico ed un po’ ingenuo, un libro che qualche nonno si ostinerà a raccontare ai nipoti provocando il sorriso ironico ed accondiscendente del babbo, tutto proiettato ad essere flessibile, duttile e globalizzato, come vuole la realtà. Ecco perché bisogna “fare presto” a smantellare questa costruzione europea e le politiche che essa ci impone: nel lungo periodo saremo tutti morti, come notava ironicamente Keynes, ma saremo diventati prima tutti neoliberisti, felici di avere pochi eletti (ma non eletti da noi) che amorevolmente ci guidano, con indipendenza e saggezza. Come fa Draghi…

Luigi Pecchioli

Privatizzare i servizi pubblici essenziali è reato: Marco Doria è il primo Sindaco che abbiamo denunciato! [di Marco Mori]

E cominciamo dal Sindaco Marco Doria di Genova… Privatizzare i servizi pubblici essenziali in regime di monopolio è reato: nessun vantaggio per la collettività e ingiustificato arricchimento di privati. 

Riscossa Italia non farà sconti a nessuno e darà battaglia in tutto il territorio nazionale. Ecco la trascrizione della denuncia che ho personalmente presentato stamani presso la Procura della Repubblica di Genova.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA

ESPOSTO

Promosso dal partito politico Riscossa Italia (C.F.: 90073120108), in persona del Segretario protempore Avv. Marco Mori, corrente in Rapallo (GE) ed ai fini del presente atto elettivamente domiciliato presso il suo studio e la sua persona (C.F.: MRO MRC 78P29 H183L – Tel e Fax: 0185.23122 – Pec: studiolegalemarcomori@pec.it), sito in Rapallo (GE), C.so Mameli 98/4.

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PREMESSO IN FATTO

1) Con missiva 4 agosto 2011, la banca centrale europea, richiedeva espressamente all’Italia la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali (omissis…). Questo dovrebbe applicarsi (omissis…) attraverso privatizzazioni su larga scala;

2) Malgrado le resistenze popolari a tali privatizzazioni, dimostrate anche attraverso consultazioni referendarie (2011), l’emergenza economica (completamente falsa, ma non è questo il tema del presente esposto) ha indotto fraudolentemente a ritenere la privatizzazione delle “utility” locali come l’unica strada per proseguire ad erogare i servizi pubblici essenziali;

3) La vicenda della fusione tra AMIU ed IREN, che è quanto interessa ai fini del presente esposto, si inquadra esattamente in questo contesto: privatizzare un servizio pubblico essenziale in regime di monopolio;

4) Deve essere compreso che privatizzare un servizio pubblico in regime di monopolio ha sempre due conseguenze certe: aumento delle tariffe e riduzione della qualità del servizio;

5) La privatizzazione in questi casi è sempre contraria all’interesse pubblico;

6) Questo avviene perché il privato, a differenza del pubblico (il quale può lavorare sia in pareggio che in perdita), richiede un margine di profitto sul capitale investito.Nello specifico il margine di Iren a favore degli azionisti (che si tradurrà in sostanziosi dividendo) indicato nel piano industriale, margine certo visto l’esercizio di un’attività in monopolio a tariffa vincolata, crescerà dell’8% annuo con un utile per il gruppo che dovrebbe raddoppiare entro il 2020 (il piano industriale è visibile in sintesi sul sito gruppoiren.it);

7) Tale profitto è pertanto sic et simpliciter un danno per i cittadini ed un conseguente danno anche per le casse di Stato e Comuni, che potrebbero casomai trattenere per loro stessi i maggiori ricavi realizzabili da un servizio, anziché beneficiare un terzo senza alcun motivo. Per avere maggior profitto, come detto, Iren agirà sulla tariffa (aumentandola) e sul taglio dei costi, tra cui in primis quello che deriva dagli stipendi dei dipendenti;

8) In questo contesto di follia collettiva sono almeno due gli aspetti rilevanti su cui l’Ill.ma Procura di Genova dovrebbe indagare approfonditamente. Il primo è la dinamica della privatizzazione in quanto tale, il secondo sono le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria e della sua Giunta rese letteralmente al fine di “estorcere” il consenso politico necessario all’approvazione della delibera di fusione IREN/AMIU, negato in data 7 febbraio 2017;

9) Amiu è stata caratterizzata dalla totale assenza di un piano industriale organico, ciò per scelte di sovente indipendenti dall’azienda e di emanazione politica. In sostanza ad avviso di chi scrive vi è stato uno specifico dolo di causare il malfunzionamento del servizio. Questa è prassi usuale per le privatizzazioni, come ricorda il noto filosofo statunitense Noam Chomsky: “Questa è la strategia standard per le privatizzare: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato”;

10) Posto che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, si ritiene compito ineludibile di Codesta Procura quello di verificare se la crisi di AMIU sia imputabile a mere negligenze ed imperizie, oppure se essa dipenda da scelte che ben difficilmente possano non essere ritenute deliberate. Fallire con un servizio in regime di monopolio ed a tariffa vincolata è assolutamente impossibile senza assoluta incompetenza o senza malafede;

11) La stessa IREN, che in spregio alla volontà popolare espressa anche con referendum (a proposito questa scelta politica non sarebbe reato?), già gestisce il monopolio di acqua e gas a Genova, con i suoi profitti milionari, ha dimostrato che queste attività sono sempre lucrative;

12) Sul tema consigliamo anche all’Ill.ma Procura di Genova la lettura di questo interessante link le cui pesanti accuse andrebbero francamente esaminate nel dettaglio e la cui lettura ha destato interesse in chi scrive, posta la coerenza e la logicità delle argomentazioni: https://attacgenova.wordpress.com/2017/02/03/accade-a-genova-amiu-iren-rinvio-di-una-settimana/;

13) Inoltre visto che è un fatto matematico che privatizzare un servizio pubblico essenziale in monopolio crea un danno alla collettività certo ed innegabile, non si vede come si possa omettere di inquadrare la fattispecie quantomeno all’interno dell’abuso d’ufficio di cui all’art. 323 c.p.;

14) Siamo infatti in presenza di un pubblico ufficiale che violando la Costituzione, anche ad esempio per quanto riguarda l’art. 97 ed i conseguenti principi di efficienza ed economicità della P.A., decide di causare un danno patrimoniale a Stato e cittadini per arricchire un privato;

15) Se anche si ragionasse su un dissesto economico pregresso, per la collettività sarebbe meno costoso ripianare il debito, che causare un danno economico permanente, privatizzando il servizio. Ma è davvero possibile che l’ignoranza in materia di contabilità pubblica sia diffusa fino al punto di non capire concetti così banali? E davvero possibile rinnegare i dati che dimostrano l’aumento drastico delle tariffe ovunque si sia privatizzato?

16) Il secondo profilo di una necessaria indagine che si chiede di compiere da parte della Procura è costituito poi dal fatto che la giunta comunale capeggiata dal Sindaco Marco Doria, con un comunicato del 9 febbraio ha dichiarato che, essendo venuto meno l’apporto di capitali privati, “Amiu sarà costretta a tagliare drasticamente i costi del personale e del servizio e chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della tari del 20%”;

17) Tale affermazione suona come un’estorsione. Dire che o si consegna un bene pubblico al capitale privato, che si aspetta come detto faraoniche remunerazioni, oppure si avranno licenziamenti e tasse, non pare certo un comportamento lecito. Perché Doria a fine mandato e con un grande dissenso vuole comunque portare a termine l’operazione?

18) O si pensa che i privati siano dotati di poteri sovrannaturali o tale dichiarazione suona strumentale ad un disegno specifico ed unico: far conseguire grandi utili a terzi a svantaggio dei cittadini. Risultano così presenti tutti gli elementi materiali costitutivi del delitto di cui all’art. 629 c.p. e non solo del già citato abuso d’ufficio;

19) Resterebbe da determinare solo l’elemento psicologico. O Doria e la sua Giunta non comprendono quello che stanno facendo o sono in evidente malafede, ma questo sarà la Procura a doverlo dire. Lo Stato potrebbe intervenire in ogni momento per tappare tutti i “buchi” di bilancio di AMIU e poi perseguire i responsabili, anche emettere o meno moneta infatti è un’esclusiva scelta politica;

20) Sarebbe anche interessante scoprire se questi terzi, gentilmente beneficiati dalla politica che vuole a tutti costi “donare” loro facilissimi guadagni con la gestione di servizi essenziali erogati in monopolio ed a tariffa vincolata, abbiano o meno rapporti con i propri benefattori;

21) Ad ogni buon conto le minacce della Giunta e del Sindaco sono oltremodo eloquenti e su di esse si fonda la conseguente scelta di tentare nuovamente di far passare la delibera già respinta il 2 febbraio;

22) Spero che la Procura non prenderà come una mera polemica politica il presente esposto. Regalare a privati la gestione di servizi pubblici essenziali in regime di monopolio, dovrebbe essere considerato a prima vista un reato (evidente la contrarietà anche al modello economico costituzionale): non esiste alcuna ragione per farlo se non arricchire pochi a scapito di molti.

23) Si resta a disposizione della Procura per gli eventuali chiarimenti, specie su temi macroeconomici, la cui ignoranza diffusa, talvolta porta a credere come ineludibili scelte come quella in esame.

Tutto ciò richiamato e premesso l’esponente

CHIEDE

Che se verranno considerati fatti costituenti reato i comportamenti indicati nelle premesse, specificatamente a carico del Sindaco di Genova Marco Doria e della sua Giunta, essi siano condannati penalmente.

Si esprime la volontà di ricevere informazione circa eventuale iniziativa archiviatoria presso il domicilio eletto.

Rapallo, 22 febbraio 2017 Avv. Marco Mori

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