COMUNICATO DI RISCOSSA ITALIA SUL DECRETO LEGGE LORENZIN

 

In merito alle problematiche sorte con l’approvazione del decreto legge Lorenzin sull’obbligo di vaccinazione e le contestazioni da esso sollevate Riscossa Italia, quale partito politico attento alla legittimità formale e sostanziale, rileva quanto segue:

  • Qualsiasi posizione anti vaccini o pro vaccini aprioristica e radicale è una posizione superficiale ed infantile: l’utilità storica dei vaccini al fine di debellare dal nostro continente malattie che hanno causato in passato migliaia di morti non può essere messa in discussione. Grazie alla vaccinazione di massa sono state eradicate malattie come la poliomielite e la difterite ed i benefici di tali profilassi sono fatti incontestabili.

  • Detto questo va rilevato che il metodo imposto dal decreto, ovvero la vaccinazione simultanea per ben 12 patologie, oltretutto attuata ad un età in cui il sistema immunitario non è neanche pienamente formato, crea sicuramente qualche perplessità, sia per il numero dei vaccini, superiore a quanto previsto in quasi tutti i Paesi europei, sia per il cumulo, sia di sostanze metalliche che tali profilassi comporta, sia di ceppi virali, pur attenuati, che vengono inoculati contemporaneamente. Tale problema andava affrontato in maniera più ponderata, senza preclusioni o accettazioni fideistiche di tale metodo.

  • Non può poi un partito come Riscossa italia, che fa della legalità costituzionale il suo caposaldo, non stigmatizzare pesantemente il modo con cui si è imposta questa prassi: ancora una volta, in totale spregio della norma dell’art. 77 Cost. il Governo si è arrogato il diritto di utilizzare lo strumento del decreto legge, senza che vi siano quelle ragioni di straordinaria necessità ed urgenza che lo legittimano. Il decreto legge sull’obbligo delle vaccinazioni poteva e doveva essere un disegno di legge da presentare al Parlamento per la necessaria discussione ed approvazione, non essendoci alcuna grave situazione da dover immediatamente regolamentare. Ciò rende sotto il profilo formale il provvedimento illegittimo ed invalido.

  • Altra grave questione che coinvolge la democraticità del provvedimento è poi l’obbligo immediato e generale, con effetto retroattivo, sanzionato pesantemente, addirittura con la perdita della patria potestà sul minore non vaccinato. Tale previsione risulta esageratamente punitiva e non giustificata dall’art. 32 Cost. che pur prevede la possibilità di obbligare a trattamenti medici la popolazione in via legislativa, andando a cozzare, sia con il principio generale di ragionevolezza e proporzione fra fatto sanzionato e pena, sia con i principi di conservazione della famiglia, e quindi il diritto di essere genitore e non vedersi privato del diritto di educazione e tutela, di cui agli artt. 29 e 30 Cost..

In definitiva il provvedimento adottato dalla ministra Lorenzin appare frettoloso, non ben ponderato ed emesso attraverso la forzatura dello strumento della decretazione d’urgenza: Riscossa Italia si auspica che in sede di conversione il decreto venga respinto e si attui un normale iter legislativo, unico che può permettere un ragionato ed equilibrato dibattito su un tema così delicato, o che venga comunque radicalmente modificato nei suoi punti più controversi.

IL PROGRAMMA DI MARCO MORI A GENOVA

RISCOSSA ITALIA
Ecco in questo link il programma integrale di Marco Mori per Genova.

Alle Amministrative del 2017 un’opportunità c’è: Riscossa Italia. Buona lettura!

http://lacostituzioneblog.com/wp-content/uploads/2017/05/Programma-elettorale-di-Riscossa-Italia-per-Marco-Mori-sindaco-di-Genova-amministrative-2017-programma-comunale.pdf

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“FATE PRESTO”: LA TRAPPOLA DEL LUNGO PERIODO [di Luigi Pecchioli, pubblicato su asimmetrie.org]

Esiste un pericolo che dovrebbe spingere i sostenitori del recupero della sovranità nazionale e tutti coloro che vogliono ristabilire il sistema costituzionale, umiliato e piegato dai Trattati europei, a “fare presto”, come sollecitava un indimenticabile titolo del Sole24Ore della fine del 2011, un pericolo che definisco come “la trappola del lungo periodo”. Prendo spunto da uno dei tanti interessanti post che si trovano su Goofynomics, quello dal titolo “Anni buttati”, nel quale è presente questo grafico:

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Fonte: goofynomics.blogspot.it

 

Il grafico rappresenta la curva di crescita del PIL italiano pro capite in termini reali ai prezzi del 2005.Come si può vedere, per tornare al livello di PIL pro capite del 1999 Bagnai ipotizzava (nel 2013) che si sarebbe dovuto aspettare il 2017. Oggi, nel 2017, l’OCSE ci dice che siamo tornati al livello del PIL del 1997, meno quindi di quanto previsto pessimisticamente da Bagnai.

Vent’anni buttati.

In questi vent’anni sono cresciute almeno due generazioni che non hanno conosciuto nient’altro che crisi, sacrifici, austerità e politiche neoliberiste. Ed il pericolo è proprio questo. Questo aggiustamento, attraverso la svalutazione reale, ovvero la diminuzione dei salari e l’aumento della disoccupazione, attraverso il taglio lineare della spesa pubblica, attraverso la riduzione del perimetro di intervento statale per mezzo del pareggio di bilancio e dei parametri di contenimento del deficit e di riduzione del debito pubblico voluti dall’Europa, pur se lentamente, sta comunque avendo un effetto. La Spagna ad esempio, come dimostrano i dati macroeconomici, sta avendo dei ritmi di crescita del PIL e della produttività anche maggiori di quelli della Germania: dal 2014 al 2016 il PIL è cresciuto rispettivamente del 1,4%, 3,2% e 3,2%, con una prospettiva di crescita per il 2017 leggermente più bassa, del 2,3% (dati EIU e IMF), mentre la produttività ha avuto la seguente crescita:

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Fonte: Eurostat

Preso come indice il 1996, nel periodo di aggiustamento post crisi, dal 2008 fino al 2016 la produttività spagnola è aumentata di circa 12 punti, il doppio di quella tedesca che nello stesso periodo è aumentata di soli 6 punti e molto di più di quella italiana che è aumentata di un misero 0,3%.

Da che cosa deriva questo miracolo? Da un feroce aggiustamento dei salari e da una disoccupazione che nel periodo peggiore (2013) ha toccato il 26,1%. Un aggiustamento voluto ed imposto dall’Europa per accedere ai finanziamenti necessari per salvare e mettere in sicurezza il sistema bancario spagnolo (id est saldare i debiti contratti con le banche tedesche).

Ecco il rapporto salari/PIL, preso come indice il 1999 (se l’aumento del salario reale fosse pari a quello della produttività la retta dovrebbe essere piatta sul 100, ogni scostamento in alto o in basso significa un aumento del salario maggiore o minore della produttività):

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Fonte: Ameco

Come si vede la Spagna ha avuto un calo reale dei salari dal 2009 al 2013, anno in cui le politiche di aggiustamento hanno avuto l’impatto più pesante, di ben 10 punti.

Non stupisce che nel 2013 il tasso di suicidi degli spagnoli fosse di 9 al giorno, a fronte di 20 tentativi falliti, come riportava il giornale The Guardian e che dei 10 Paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo ben 9 fossero europei…

Questo è il grafico relativo al tasso di disoccupazione registrato nel 2016 e le previsioni per il 2017 e 2018: la disoccupazione in Spagna è oggi al 19,6%, per la prima volta sotto il 20%, e ci si aspetta un costante calo nei prossimi anni.

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Fonte: Ameco

Questi dati ci dicono che il “miracolo” spagnolo è stato effettuato sulla pelle dei cittadini spagnoli con una correzione durissima dei redditi e la compressione dei diritti dei lavoratori, oltre che finanziato da un deficit che, dal 2009 ad oggi ha sempre sforato i limiti previsti dal fiscal compact, passando dal 4,5% al 11,1% nel 2010, rimanendo fra il 9% ed il 10% negli anni successivi e scendendo solo nel 2016 al 4,4%, sempre comunque oltre il limite del 3% (dati Eurostat). Questo perché, avendo le manovre di austerità depresso e ridotto la capacità produttiva e la domanda interna, ed essendo la Spagna in costante deficit di bilancia dei pagamenti, l’unica maniera per sostenere e far crescere il PIL è il deficit dello Stato. Alla fine però, anche se si tratta di una crescita squilibrata e “drogata” dal deficit, da un punto di vista meramente macroeconomico, un miglioramento è visibile. E qui sta il problema.

Nel lungo periodo le politiche neoliberiste portano comunque ad un risultato. La distruzione di reddito, lo smantellamento del welfare, la riduzione dell’intervento pubblico sono politiche errate, che causano sofferenza e morte, ma se si lascia che vengano effettuate per un numero sufficiente di anni in qualche modo portano ad una ripresa, con condizioni peggiori e perdita definitiva di diritti e tutele, ma a una ripresa. Questo fatto è estremamente pericoloso, perché fa credere che, tutto sommato, quella fosse la strada giusta da percorrere (dolorosa, ma giusta) e perché fa ritenere che sia stato giusto smantellare quelle tutele che Padoa Schioppa definiva un “diaframma di protezioni” che allontanavano dalla salutare “durezza del vivere”. Le ultime generazioni che hanno vissuto solo questo tipo di politiche, che sono state cresciute nell’idea che in precedenza si stesse fintamente meglio, perché si viveva al di sopra delle proprie possibilità, accumulando allegramente debito, facendo insomma le cicale della famosa favola di Fedro, sono portate a credere che ciò che viene loro detto sia vero, che quelli che avevano i cittadini ed i lavoratori del passato non fossero diritti, ma privilegi odiosi che ora loro devono scontare.

Attenzione: questo aggiustamento su un livello più basso non è comunque senza effetti. Come si è visto, nei Paesi che hanno compiuto politiche di austerità molto forti il consenso politico dei partiti al governo ha avuto un crollo ed anche in Italia il partito più fedele all’Europa, il PD, oltre a perdere consenso, ha visto una spaccatura al suo interno che ha portato alla scissione. Oltretutto, anche se accettato, questo declino programmato è comunque causa di possibili tensioni sociali, da parte dei gruppi più colpiti (piccoli produttori, lavoratori dipendenti, commercianti).

Per limitare queste tensioni la strada intrapresa in Italia è stata duplice: da un lato “catturare” attraverso la concessione di qualche potere politico o beneficio economico i vertici delle associazioni di categoria e sindacali ed attraverso esse calmierare i soggetti colpiti comunicando la necessità di proseguire sulla strada delle riforme e paventando danni irreparabili e pericoli peggiori nel caso di percorsi diversi (uscita dall’euro, politiche espansive, ecc.), il tutto con il supporto della stampa di categoria (esempio, il Sole24Ore, organo di riferimento degli industriali, anche delle PMI). La facciata di organismo “indipendente”, necessaria per dare credibilità a tale comunicazione viene mantenuta attraverso il sostegno o la promozione di battaglie di categoria assolutamente marginali o generiche contestazioni all’operato del Governo con auspicio di modifiche che si sa già non saranno attuate.

Dall’altro prevedere un qualche tipo di “reddito di cittadinanza”, cavallo di battaglia dell’opposizione (finta) del M5S, al fine di concedere un reddito di sussistenza agli espulsi dal processo produttivo, così da impedire il montare di una rabbia sociale che potrebbe destabilizzare il percorso per il raggiungimento del nuovo equilibrio. Non a caso si parla attualmente da parte del Governo della concessione di un “reddito di inclusione” ed una tale forma di sostegno, rigorosamente non distorsivo del mercato del lavoro, poiché ad esso estraneo, come auspicato dal pensatore ordo-liberista ed uno dei padri ideologici di questo sistema, Friedrich Von Hayek, è presente nei Paesi che hanno subito più fortemente le politiche neoliberiste. Il risultato è che, nonostante il netto impoverimento e la perdita di diritti sociali, gli italiani continuano a sopportare questo progressivo smantellamento ormai da sei anni.

Se non si riporta quindi in auge rapidamente il sistema economico costituzionale, esso verrà dimenticato per sempre, relegato fra le utopie del secolo passato che tanti danni hanno causato, come il comunismo. I fautori del “nuovo mondo”, quelli che per interesse personale o furore ideologico vogliono instaurare quello che ho definito in un altro scritto il “tecno-medioevo”, avranno buon gioco a sostenere, dati alla mano, che non ci sono alternative, che le persone devono imparare a cavarsela da sole, a confrontarsi solo con un mercato libero, spietato ma giusto, a vivere parcamente, ad apprezzare una salutare decrescita, a consumare poco per non inquinare, ad essere flessibili e nomadi, senza creare inutili legami territoriali o culturali (come ci consiglia espressamente la Boldrini, ad ogni piè sospinto…), che il futuro sono i migranti e la società “liquida”.

Solo le generazioni dai 40/50 anni in su ricordano ormai come si viveva prima della UE e dei suoi trattati e se li lasceremo fare, se aspetteremo sufficientemente da far sì che queste politiche economiche errate portino comunque anche in Italia ad un qualche tipo di crescita, magari con la stabilizzazione della disoccupazione intorno al 11%, come vuole per il nostro Paese il calcolo del NAIRU della Commissione europea, allora non ci sarà modo di tornare indietro, di prendere la strada della crescita vera, regolata e guidata dallo Stato e tendente alla piena occupazione, della tutela del lavoro e del welfare. La nostra Costituzione diverrà un bel vecchio libro di fiabe, un “c’era una volta” nostalgico ed un po’ ingenuo, un libro che qualche nonno si ostinerà a raccontare ai nipoti provocando il sorriso ironico ed accondiscendente del babbo, tutto proiettato ad essere flessibile, duttile e globalizzato, come vuole la realtà. Ecco perché bisogna “fare presto” a smantellare questa costruzione europea e le politiche che essa ci impone: nel lungo periodo saremo tutti morti, come notava ironicamente Keynes, ma saremo diventati prima tutti neoliberisti, felici di avere pochi eletti (ma non eletti da noi) che amorevolmente ci guidano, con indipendenza e saggezza. Come fa Draghi…

Luigi Pecchioli

Privatizzare i servizi pubblici essenziali è reato: Marco Doria è il primo Sindaco che abbiamo denunciato! [di Marco Mori]

E cominciamo dal Sindaco Marco Doria di Genova… Privatizzare i servizi pubblici essenziali in regime di monopolio è reato: nessun vantaggio per la collettività e ingiustificato arricchimento di privati. 

Riscossa Italia non farà sconti a nessuno e darà battaglia in tutto il territorio nazionale. Ecco la trascrizione della denuncia che ho personalmente presentato stamani presso la Procura della Repubblica di Genova.

* * * *

PROCURA DELLA REPUBBLICA

ESPOSTO

Promosso dal partito politico Riscossa Italia (C.F.: 90073120108), in persona del Segretario protempore Avv. Marco Mori, corrente in Rapallo (GE) ed ai fini del presente atto elettivamente domiciliato presso il suo studio e la sua persona (C.F.: MRO MRC 78P29 H183L – Tel e Fax: 0185.23122 – Pec: studiolegalemarcomori@pec.it), sito in Rapallo (GE), C.so Mameli 98/4.

* * *

PREMESSO IN FATTO

1) Con missiva 4 agosto 2011, la banca centrale europea, richiedeva espressamente all’Italia la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali (omissis…). Questo dovrebbe applicarsi (omissis…) attraverso privatizzazioni su larga scala;

2) Malgrado le resistenze popolari a tali privatizzazioni, dimostrate anche attraverso consultazioni referendarie (2011), l’emergenza economica (completamente falsa, ma non è questo il tema del presente esposto) ha indotto fraudolentemente a ritenere la privatizzazione delle “utility” locali come l’unica strada per proseguire ad erogare i servizi pubblici essenziali;

3) La vicenda della fusione tra AMIU ed IREN, che è quanto interessa ai fini del presente esposto, si inquadra esattamente in questo contesto: privatizzare un servizio pubblico essenziale in regime di monopolio;

4) Deve essere compreso che privatizzare un servizio pubblico in regime di monopolio ha sempre due conseguenze certe: aumento delle tariffe e riduzione della qualità del servizio;

5) La privatizzazione in questi casi è sempre contraria all’interesse pubblico;

6) Questo avviene perché il privato, a differenza del pubblico (il quale può lavorare sia in pareggio che in perdita), richiede un margine di profitto sul capitale investito.Nello specifico il margine di Iren a favore degli azionisti (che si tradurrà in sostanziosi dividendo) indicato nel piano industriale, margine certo visto l’esercizio di un’attività in monopolio a tariffa vincolata, crescerà dell’8% annuo con un utile per il gruppo che dovrebbe raddoppiare entro il 2020 (il piano industriale è visibile in sintesi sul sito gruppoiren.it);

7) Tale profitto è pertanto sic et simpliciter un danno per i cittadini ed un conseguente danno anche per le casse di Stato e Comuni, che potrebbero casomai trattenere per loro stessi i maggiori ricavi realizzabili da un servizio, anziché beneficiare un terzo senza alcun motivo. Per avere maggior profitto, come detto, Iren agirà sulla tariffa (aumentandola) e sul taglio dei costi, tra cui in primis quello che deriva dagli stipendi dei dipendenti;

8) In questo contesto di follia collettiva sono almeno due gli aspetti rilevanti su cui l’Ill.ma Procura di Genova dovrebbe indagare approfonditamente. Il primo è la dinamica della privatizzazione in quanto tale, il secondo sono le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria e della sua Giunta rese letteralmente al fine di “estorcere” il consenso politico necessario all’approvazione della delibera di fusione IREN/AMIU, negato in data 7 febbraio 2017;

9) Amiu è stata caratterizzata dalla totale assenza di un piano industriale organico, ciò per scelte di sovente indipendenti dall’azienda e di emanazione politica. In sostanza ad avviso di chi scrive vi è stato uno specifico dolo di causare il malfunzionamento del servizio. Questa è prassi usuale per le privatizzazioni, come ricorda il noto filosofo statunitense Noam Chomsky: “Questa è la strategia standard per le privatizzare: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato”;

10) Posto che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, si ritiene compito ineludibile di Codesta Procura quello di verificare se la crisi di AMIU sia imputabile a mere negligenze ed imperizie, oppure se essa dipenda da scelte che ben difficilmente possano non essere ritenute deliberate. Fallire con un servizio in regime di monopolio ed a tariffa vincolata è assolutamente impossibile senza assoluta incompetenza o senza malafede;

11) La stessa IREN, che in spregio alla volontà popolare espressa anche con referendum (a proposito questa scelta politica non sarebbe reato?), già gestisce il monopolio di acqua e gas a Genova, con i suoi profitti milionari, ha dimostrato che queste attività sono sempre lucrative;

12) Sul tema consigliamo anche all’Ill.ma Procura di Genova la lettura di questo interessante link le cui pesanti accuse andrebbero francamente esaminate nel dettaglio e la cui lettura ha destato interesse in chi scrive, posta la coerenza e la logicità delle argomentazioni: https://attacgenova.wordpress.com/2017/02/03/accade-a-genova-amiu-iren-rinvio-di-una-settimana/;

13) Inoltre visto che è un fatto matematico che privatizzare un servizio pubblico essenziale in monopolio crea un danno alla collettività certo ed innegabile, non si vede come si possa omettere di inquadrare la fattispecie quantomeno all’interno dell’abuso d’ufficio di cui all’art. 323 c.p.;

14) Siamo infatti in presenza di un pubblico ufficiale che violando la Costituzione, anche ad esempio per quanto riguarda l’art. 97 ed i conseguenti principi di efficienza ed economicità della P.A., decide di causare un danno patrimoniale a Stato e cittadini per arricchire un privato;

15) Se anche si ragionasse su un dissesto economico pregresso, per la collettività sarebbe meno costoso ripianare il debito, che causare un danno economico permanente, privatizzando il servizio. Ma è davvero possibile che l’ignoranza in materia di contabilità pubblica sia diffusa fino al punto di non capire concetti così banali? E davvero possibile rinnegare i dati che dimostrano l’aumento drastico delle tariffe ovunque si sia privatizzato?

16) Il secondo profilo di una necessaria indagine che si chiede di compiere da parte della Procura è costituito poi dal fatto che la giunta comunale capeggiata dal Sindaco Marco Doria, con un comunicato del 9 febbraio ha dichiarato che, essendo venuto meno l’apporto di capitali privati, “Amiu sarà costretta a tagliare drasticamente i costi del personale e del servizio e chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della tari del 20%”;

17) Tale affermazione suona come un’estorsione. Dire che o si consegna un bene pubblico al capitale privato, che si aspetta come detto faraoniche remunerazioni, oppure si avranno licenziamenti e tasse, non pare certo un comportamento lecito. Perché Doria a fine mandato e con un grande dissenso vuole comunque portare a termine l’operazione?

18) O si pensa che i privati siano dotati di poteri sovrannaturali o tale dichiarazione suona strumentale ad un disegno specifico ed unico: far conseguire grandi utili a terzi a svantaggio dei cittadini. Risultano così presenti tutti gli elementi materiali costitutivi del delitto di cui all’art. 629 c.p. e non solo del già citato abuso d’ufficio;

19) Resterebbe da determinare solo l’elemento psicologico. O Doria e la sua Giunta non comprendono quello che stanno facendo o sono in evidente malafede, ma questo sarà la Procura a doverlo dire. Lo Stato potrebbe intervenire in ogni momento per tappare tutti i “buchi” di bilancio di AMIU e poi perseguire i responsabili, anche emettere o meno moneta infatti è un’esclusiva scelta politica;

20) Sarebbe anche interessante scoprire se questi terzi, gentilmente beneficiati dalla politica che vuole a tutti costi “donare” loro facilissimi guadagni con la gestione di servizi essenziali erogati in monopolio ed a tariffa vincolata, abbiano o meno rapporti con i propri benefattori;

21) Ad ogni buon conto le minacce della Giunta e del Sindaco sono oltremodo eloquenti e su di esse si fonda la conseguente scelta di tentare nuovamente di far passare la delibera già respinta il 2 febbraio;

22) Spero che la Procura non prenderà come una mera polemica politica il presente esposto. Regalare a privati la gestione di servizi pubblici essenziali in regime di monopolio, dovrebbe essere considerato a prima vista un reato (evidente la contrarietà anche al modello economico costituzionale): non esiste alcuna ragione per farlo se non arricchire pochi a scapito di molti.

23) Si resta a disposizione della Procura per gli eventuali chiarimenti, specie su temi macroeconomici, la cui ignoranza diffusa, talvolta porta a credere come ineludibili scelte come quella in esame.

Tutto ciò richiamato e premesso l’esponente

CHIEDE

Che se verranno considerati fatti costituenti reato i comportamenti indicati nelle premesse, specificatamente a carico del Sindaco di Genova Marco Doria e della sua Giunta, essi siano condannati penalmente.

Si esprime la volontà di ricevere informazione circa eventuale iniziativa archiviatoria presso il domicilio eletto.

Rapallo, 22 febbraio 2017 Avv. Marco Mori

Il Comune di Padova ci “tira le orecchie” per aver tolto la bandiera UE durante una conferenza. [di Marco Mori]

Sabato scorso, Riscossa Italia ha tenuto a Padova una conferenza per presentare la propria candidatura alle prossime comunali. Posto che nella sala comunale era esposta la bandiera UE, su mia richiesta, uno dei nostri soci ha rimosso il vessillo e lo ha riposto sotto il telo di un tavolo. La conferenza si è tenuta regolarmente senza avere alle spalle la bandiera dell’Unione. La stampa locale ha poi erroneamente scritto sui giornali che la bandiera europea sarebbe stata messa nei bagni, circostanza non rispondente al vero.

Con missiva del 13 febbraio 2017, il Comune di Padova, attualmente commissariato, ha pensato bene di “tirarci le orecchie”, sostenendo che rimuovere la bandiera sia stata una violazione delle regole di utilizzo della sala così concludendo: “Si raccomanda in futuro attenta ottemperanza ad evitare l’avvio delle conseguenti procedure sanzionatorie”. 

Non potevamo che replicare a questa sconcertante missiva, ecco la risposta inoltrata proprio stamani al Comune:

Rapallo, 15 febbraio 2017

Spett.le

Comune di Padova

A mezzo mail

OGGETTO: Utilizzo sala Livio Paladin.

La presente per replicare a Vostra Preg.ma 13.02.2017, inoltrata alla Senatrice De Pin, a nome e per conto del partito Riscossa Italia, di cui chi scrive è il rappresentante legale.

Sono a respingere con forza la vostra comunicazione poiché palesemente infondata in fatto ed in diritto. Risulta pienamente legittimo, per chi ha in uso una sala comunale, spostare un oggetto sito all’interno della stessa per poi riposizionarlo al suo posto al termine dell’utilizzo. La bandiera UE, simbolo di una dittatura finanziaria che ha già ucciso migliaia di italiani, è stata da noi posta lontano dalla vista degli spettatori, sotto il telo di un tavolo.

Nessun danno è stato cagionato al vessillo, che per forza criminale è certamente paragonabile alla vecchia croce uncinata di nazista memoria. Desta tuttaviasconcerto che un Comune, al momento commissariato, si scomodi per difendere la simbologia UE, assumendo così un’inaccettabile posizione ideologica e politica, oltre che dimostrando una notevole ignoranza sulle cause della crisi che stiamo vivendo. Si auspica poi che tale richiamo non sia stato addirittura sollecitato politicamente.

Confidiamo di non ricevere più simili comunicazione e precisiamo sin d’ora che, qualora in futuro una sala ci dovesse essere rifiutata adducendo tali motivazioni, non esisteremo a rivolgerci al Magistrato competente per la tutela dei nostri diritticon inevitabile e considerevole aggravio di costi a Vostro esclusivo carico.

Distinti saluti.

Avv. Marco Mori

Creazione Riscossa Italia

Nasce in Italia un nuovo partito, scaturito dalle volontà del popolo per i fondatori; Marco Mori, Paola de Pin, Luigi Pecchioli, Giuseppe Palma, Vittorio Banti, i quali hanno sottoscritto il contratto costitutivo in Vedelago, sottoscrivendo l’atto costitutivo del partito denominato “RISCOSSA ITALIA”.
(altro…)

Italia – Dittatura a sovranità finanziaria

Grazie al quotidiano “La Verità”, con l’amico Giuseppe Palma, abbiamo avuto modo di toglierci qualche sassolino dalle scarpe raccontando la triste verità che ci circonda. Grazie al Direttore, Belpietro.
Ecco L’articolo, uscito il 3 gennaio:

COSTITUZIONE E TRATTATI EUROPEI NON POSSONO CONVIVERE. Ce lo dicono i Padri Costituenti. Quelli veri… (di Giuseppe PALMA e Marco MORI. Avvocati)

La convivenza tra Costituzione italiana e Trattati Europei è assolutamente impossibile. I secondi sono, a tutti gli effetti, un fatto palesemente illecito. E non siamo noi a dirlo, ma addirittura i Padri Costituenti, quelli veri.

Anzitutto la Costituzione non prevede cessioni di sovranità, ma unicamente circoscritte limitazioni ai soli fini di pace e giustizia, ed in condizioni di reciprocità tra le Nazioni. La cessione resta invece un reato, punito ai sensi degli artt. 241 e ss. del codice penale, trattandosi di un delitto contro la personalità dello Stato.

La sovranità infatti era definita, fin dal progetto di Costituzione, incondizionata ed incondizionabile: l’Italia accettava di limitarla soltanto per evitare nuovamente la tragedia di una guerra (l’Europa era stata devastata, nell’arco di appena trent’anni, da ben due guerre mondiali). Infatti, se si leggono i verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente, si comprende perfettamente che le limitazioni di cui all’art. 11 della Costituzione si riferiscono unicamente all’ONU, proprio al fine di evitare nuovi conflitti bellici mondiali.

A tal proposito occorre ricordare l’emendamento presentato dall’on.le Lussu circa la possibilità di estendere le ipotesi di limitazioni della sovranità anche a livello europeo, cioè verso un futuro ed eventuale progetto federativo sovranazionale ancora a divenire. L’emendamento fu respinto! Sì, avete letto bene: res-pin-to!

Ciò detto, chiarite le intenzioni dei Padri Costituenti (che costituiscono fonte irrinunciabile per poter comprendere il significato ed il senso delle disposizioni costituzionali), vediamo cosa sono i Trattati Europei: questi incidono fortemente in casa nostra, anzi ci esautorano di ogni strumento decisionale davvero importante, impedendo allo Stato di svolgere i suoi compiti, in primis la tutela del lavoro e dei diritti fondamentali ed inalienabili dell’uomo.

Lo Stato, sottoscrivendo i Trattati, ha infatti abdicato alla sua naturale funzione di organo di disciplina, coordinamento e controllo del settore economico, anche ai fini di redistribuire la ricchezza, in conformità alla funzione sociale della proprietà imposta dalla nostra Costituzione. Lo Stato è arrivato addirittura a privarsi della sovranità monetaria, ceduta alla BCE, una “banca centrale” indipendente dalla politica (che non c’è) e che non funge neppure da prestatrice di ultima istanza, funzione funestamente lasciata a cittadini e imprese.

In sostanza i Trattati europei hanno imposto come legge il modello economico neoliberista, che teorizza la libertà assoluta e senza regole dei mercati, con uno Stato che deve rimanere fuori dall’economia, nella folle idea – smentita dai fatti ovunque nel mondo – che così le risorse si distribuiscano equamente. Così si è codificata, nei fatti, una dittatura finanziaria, la nostra Repubblica, ha cessato di esistere, il popolo è sottomesso al potere economico.

I nostri Padri Costituenti ci ricordavano che una simile politica in ambito economico, non solo fu fallimentare in passato, ma portò anche alla seconda guerra mondiale. Addirittura la sola limitazione della sovranità in materia economica, al fine di togliere allo Stato il potere di intervento nel settore economico a fini redistributivi o di interesse pubblico, è in ogni caso illecita, perché va nella direzione opposta alla pace e alla giustizia tra le Nazioni, obiettivo irrinunciabile delineato dall’art. 11 Cost.

In definitiva la competizione, anche in campo economico, è il contrario della solidarietà e dunque è il contrario della pace.

“Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al super capitalismo e così a quelle conseguenze fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli”, On. Gustavo Ghidini, 1947. Padre Costituente. Uno dei Padri veri però…

di Giuseppe PALMA e Marco MORI – Avvocati autori tra gli altri del “Male assoluto” e del “Tramonto della democrazia” entrambi disponibili on line su ibs.

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